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Vittoria in tribunale per l’ex Ati 3: il Comune di Spoleto incassa 115mila euro

Pubblicato il 14 Giugno 2017 14:37 - Modificato il 5 Settembre 2023 17:12

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Tredici anni. Tanto c’è voluto prima di mettere un punto definitivo alla questione legale che ha coinvolto l’ormai ex Ati 3 – ad oggi Auri – e la società Erg Hydro. Questione che aveva preso il via nel lontano 2003 e che ora vede trionfare l’ex Ambito territoriale integrato diretto da Fausto Galilei, facendo risparmiare alla Valle Umbra Servizi Spa oltre due milioni e mezzo di euro. Ma andiamo con ordine. Era il 2003 quando a gestire le centrali idroelettriche per la produzione di energia era l’Enel, che lamentava il fatto che dal torrente Argentina venissero sottratte risorse idriche per uso umano potabile. Risorse impiegate, nello specifico, per alimentare la città di Spoleto e le zone limitrofe. Così facendo, però, ad essere intaccata era stata la portata dello stesso torrente e di conseguenza si erano registrati cali al Vigi, al Nera ed anche al Tevere, comportando minori possibilità di sfruttamento da parte delle centrali idroelettriche lungo i corsi fluviali. E’ così che la questione è finita in aula, con il Tribunale regionale delle acque pubbliche di Roma che inizialmente si era espresso a favore della società privata subentrata ad Enel nella gestione delle centrali. A farne le spese erano stati quindi la Valle Umbra Servizi ed il Comune di Spoleto, condannati ad un risarcimento. L’Ati 3 era quindi scesa in campo, impegnandosi a promuovere un’apposita legge regionale – poi emanata nel 2006 da palazzo Donini – con cui si stabiliva che “le risorse idriche sottratte per l’utilizzo umano potabile, non potevano essere considerate come eventuale danno in diminuzione della portata e quindi non conteggiabili come richiesta di risarcimento”, sanando così anche i precedenti ed eventuali richieste future. Legge, questa, che ha dato il là per il ricorso presentato da Ati 3, Vus Spa e Comune di Spoleto e giunto a chiusura lo scorso febbraio, quando – come anticipato – il tribunale romano ha dato ragione agli enti. In particolare, secondo quanto si apprende dalla sentenza – pubblicata nel mese di maggio – l’attuale società, che ha in capo la concessione, non solo non potrà più pretendere nulla, ma dovrà anche restituire quanto versato in acconto dal Comune di Spoleto, ovvero 115mila euro.

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