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Foligno, sottrae 16mila euro dall’anziano in affidamento: avvocato nei guai

Pubblicato il 5 Dicembre 2018 10:02 - Modificato il 5 Settembre 2023 15:24

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Denaro prelevato dal conto corrente amministrato senza giustificati motivi e rette mensili per cure sanitarie e assistenziali non versate alla residenza per anziani dove si trovava la persona che aveva in affidamento. E’ quanto portato alla luce dai finanzieri della compagnia di Foligno, che hanno individuato il comportamento illecito di un avvocato del foro di Spoleto, in qualità di “amministratore di sostegno” incaricato dal giudice tutelare di accudire un anziano, incapace di provvedere autonomamente a se stesso viste le patologie che ne hanno compromesso lo stato cognitivo. “La figura dell’amministratore di sostegno, nominato dal giudice tutelare competente – spiegano le Fiamme gialle di Foligno – ha la finalità di offrire uno strumento di assistenza a chi si trovi nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi”. L’avvocato, quindi, avrebbe dovuto occuparsi dell’amministrazione patrimoniale ed economica e provvedere ad ogni necessità dell’anziano, in collaborazione con il personale della struttura che lo ospitava. Invece, il professionista non solo non si era curato delle necessità dell’uomo, ma si era addirittura appropriato di una somma di denaro che è stata quantificata dai militari in circa 16mila euro, rifiutandosi di consegnare la relazione di rendiconto inerente alla gestione del suo mandato, nonostante le sollecitazioni del giudice. Le indagini, scaturite da una segnalazione degli eredi, coordinate dalla Procura della Repubblica di Spoleto, hanno permesso di ricostruire, attraverso l’esecuzione di accertamenti bancari e patrimoniali, gli aspetti della gestione del patrimonio dell’anziano da parte dell’amministratore di sostegno. Le indagini delle Fiamme gialle si sono concluse con la denuncia per peculato (art. 314 c.p.) e omissione o rifiuto di atti d’ufficio (art. 328 c.p.), per i quali l’avvocato rischia la reclusione fino a 10 anni, oltre che la radiazione dall’albo professionale.

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