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Foligno, la fiera di Santo Manno tra distanziamenti e voglia di tornare in centro

Pubblicato il 14 Settembre 2020 14:42 - Modificato il 5 Settembre 2023 13:21

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La versione emergenziale della consueta fiera di Santo Manno non favorisce la circolazione di acquirenti. C’è chi dice che Foligno sia “una città di lavoratori” e spera in un aumento di persone nel pomeriggio, chi attribuisce il poco movimento “alla riapertura delle scuole”: il ritorno alle origini dell’evento è pervaso di calma piatta mista allo sconforto dei commercianti presenti. Un prisma di voci che va a riflettersi interamente nell’area degli impianti sportivi Santo Pietro, tra ironia e speranza commentano la mattinata odierna e, seppur offrendo una domanda variegata – dall’abbigliamento ai giocattoli, casalinghi e articoli per la casa, alimentari, dolciumi, frutta secca e prodotti tipici, oltre allo spazio dedicato alla produzione agricola diretta –, le impressioni risultano trasversali. Poche vendite nella prima fase della fiera, cominciata lunedì mattina alle 8. Ciò era prevedibile, suggerisce qualcuno, poiché queste, complessivamente, seguono il trend nazionale. Nessuna stima certa, però: dopotutto, “i conti si fanno a fine giornata”, dichiara un commerciante con il sorriso di chi, nonostante tutto, guarda – o almeno, tenta – con ottimismo alle ore che seguono fino alla chiusura, prevista per le 22. Sorprendentemente, il calo del flusso di persone non viene attribuito, nel complesso, all’emergenza Covid: molti hanno affermato di soffrire sin dalla prima volta che la fiera di Santo Manno è stata delocalizzata dalle mura urbiche a causa del sisma del 1997. La locazione presso gli impianti sportivi non offre servizi alla clientela, dai sanitari a un punto ristoro; “era meglio quando si faceva ai Canapè”, afferma uno storico ambulante folignate. Se in passato lo spezzettamento risultava sfavorevole, la speranza di alcuni è quella che, al termine dell’emergenza, di possa tornare in centro. E tornando alla situazione particolare che il commercio si è trovata ad affrontare quest’anno, la testimonianza emblematica cui riflette le preoccupazioni dei liberi professionisti è quella di Patrizia, raccontando di come si senta invisibile agli occhi di chi dovrebbe tutelare la categoria degli ambulanti: “Siamo persone invisibili. Qui ci lavoriamo io e mio marito, una famiglia intera. Io il contributo non lo voglio; voglio andare a lavorare”. La “revenge spending” (ovvero spendere per sentirsi gratificati) prevista dopo il lockdown, sia a livello locale che nazionale, non ha rispettato le stime e, coloro a cui è stata negata la riapertura rispetto ad altri imprenditori, hanno subìto il colpo più duro. “Noi ci paghiamo tutto per lavorare – racconta ancora Patrizia -. Dalle tasse al suolo pubblico”. Al contempo, con il fatto di essere la prima fiera post-emergenza allestita a Foligno città (la scorsa settimana era toccato a Plestia), è stato notato un movimento di persone non solo della zona, ma anche proveniente dai paesi limitrofi, favorendo una vendita di prodotti pressoché invariata rispetto alle precedenti edizioni. Il problema riscontrato sommariamente esce dal particolare per entrare nel quadro complessivo di un’economia che, rispetto alle stime, fatica a riprendere quota: secondo la Confesercenti, le famiglie mostrano prudenza nei consumi poiché risentono del deterioramento del mercato lavorativo. Nonostante ciò, qualcun altro suggerisce che la paura per la malattia, considerato l’aumento attuale dei contagi, freni l’afflusso delle persone, sebbene all’aria aperta, il decremento delle bancarelle da 192 a 156 per gli ambulanti e da 10 a 8 per i posti riservati agli imprenditori agricoli e il distanziamento di 2 metri ciascuno. Tuttavia, per un bilancio complessivo c’è da attendere la serata di domani, 15 settembre, con la speranza di un dato positivo che abbracci in toto i fedeli ospiti della manifestazione.

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