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In Umbria fino al 40% in più di olive ma le rese calano del 30%

Partita la campagna olearia che quest’anno sarà più ricca del 2023, ma con delle criticità e diatribe sul prezzo. Viola (Assoprol): “Legare il valore dell’olio alla sola carica degli olivi è umiliante per gli sforzi degli olivicoltori”

Pubblicato il 13 Ottobre 2024 12:05 - Modificato il 14 Ottobre 2024 16:09

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Una stagione ricca quella olearia in Umbria in questo 2024. Almeno per quanto riguarda la produzione di olive, in aumento tra il 30 e il 40%. In calo, invece, le rese in olio al frantoio, in diminuzione di almeno il 30% rispetto all’anno precedente. A tracciare il quadro della campagna olearia nel Cuore verde d’Italia, oramai al via, è l’Assoprol, ossia l’organizzazione dei produttori olivicoli umbri, attraverso il suo presidente, l’imprenditore folignate Marco Viola. Bene, dunque, il 2024 per gli olivicoltori, anche se pur portando più olive al frantoio, torneranno a casa con la stessa quantità di olio o poco più del 2023 ma con un aumento dei costi, soprattutto di frangitura.

Intanto sono iniziate le prime diatribe sul prezzo dell’olio al litro, con chi sostiene che sia troppo caro venderlo a 14-15 euro al litro, come la precedente campagna olearia, in considerazione del fatto che quella 2024 può essere definita un’annata “carica”. Insomma, il succo della questione è “se il prodotto c’è, il prezzo deve calare”. Non ne è, però, convinto il presidente Viola, per il quale “legare il valore dell’olio extravergine di oliva umbro, da cui discende il prezzo e non il contrario, alla sola carica degli olivi è degradante, umiliante per gli sforzi degli olivicoltori. Inoltre, non è neanche corretto dal punto di vista economico. È ora – prosegue – che le valutazioni sul prezzo dell’olio extravergine di oliva umbro non vengano fatte in maniera approssimativa e sulla base di convenienze di parte, ma sulla base di dati reali della campagna olearia. Purtroppo, i cambiamenti climatici stanno rendendo sempre più complicato e rischioso fare il mestiere dell’olivicoltore. Ha qualche diritto l’olivicoltura umbra di veder riconosciuto un aumentato rischio di impresa e di vederselo remunerato? Oppure si preferisce che gli oliveti tornino a diventare bellissime quercete?”.

Per Assoprol, inoltre, va considerato il fatto che “l’olio extravergine di oliva umbro è anche storia, paesaggio e cultura che i consumatori possono e sanno apprezzare e anche pagare adeguatamente, se il suo valore non viene svilito da offerte speciali e prezzi troppo bassi sugli scaffali del supermercato”. E a dirlo, per l’organizzazione dei produttori olivicoli umbri, sono anche i dati di mercato dell’ultima campagna olearia: “A fronte di un significativo aumento dei prezzi, non c’è stato un calo importante dei consumi di oli Dop e Igp, che anzi sono rimasti stabili, stante la mancanza di offerta”. “Il valore dell’olio extravergine di oliva è riconosciuto dai consumatori ma non da un pezzo della filiera olivicolo-olearia troppo abituata a usare come unica leva di marketing il prezzo – conclude Viola – ma se si continua a tirare la corda, il rischio è l’abbandono dell’olivicoltura umbra perché è in gioco la stessa dignità degli olivicoltori. Se qualcuno vuole soffocare gli olivicoltori umbri con prezzi irricevibili sappia che non staremo inermi. Urleremo la nostra rabbia perché tutti ci possano sentire”.

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