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Commercio di metalli preziosi, quasi 77 milioni di fatture false: denunciate 12 persone

Nel mirino della guardia di finanza una società con sede a Montefalco alla quale vengono contestati anche 16 milioni di Iva evasa. Messa in atto una serie di scambi illeciti di oro, argento e altri materiali con complici anche nel Lazio

Pubblicato il 20 Febbraio 2025 11:10 - Modificato il 21 Febbraio 2025 18:07

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Avrebbe orchestrato una serie di scambi illeciti di metalli preziosi, tra cui quintali di argento in rottami, numerosi chili di oro, rodio, platino e palladio, il sodalizio scoperto dalla guardia di finanza che operava tra l’Umbria e le Marche. Un’indagine durata cinque anni e condotta dalla Compagnia di Foligno, attualmente guidata dal capitano Antonio Petrucci, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Spoleto, che ha interessato una società attiva nel commercio di metalli preziosi con sede a Montefalco, nello studio di un professionista.

Secondo quanto emerso, la società tra il 2017 e il 2023 avrebbe emesso fatture false per operazioni inesistenti per un valore complessivo di oltre 76,7 milioni di euro, con un’Iva evasa pari a 16 milioni di euro. Il capo dell’organizzazione, assistito – secondo quanto fanno sapere dalla finanza – da un consulente fiscale locale e da altri dieci complici operanti in Umbria, in particolare a Montefalco e Spoleto, e il Lazio con riferimento a Roma e all’hinterland capitolino, avrebbe dato vita ad un meccanismo di false fatturazioni attraverso il quale la società aveva beneficiato di un indebito credito d’imposta di dimensioni milionarie. A seguito dell’inchiesta, 12 persone sono state denunciate per reati tributari, tra cui l’emissione e l’utilizzo di fatture false e la dichiarazione infedele.

Come detto, messa in piedi una serie di scambi illeciti di metalli preziosi, contraddistinti – spiegano dal comando provinciale delle fiamme gialle – da un’evidente falsificazione documentale, realizzati senza alcun giustificativo di trasporto o, nei rari casi in cui era presente una documentazione, con errori formali evidenti e grossolani.

Ad insospettire gli inquirenti sono stati, in particolare, dei fornitori che si sono rivelati falsi, dal momento che sono risultati privi di una struttura aziendale anche minimale, senza beni strumentali e dipendenti, ma in grado di gestire operazioni commerciali di questa portata. In un caso, ad esempio, uno dei presunti fornitori è risultato essere in realtà un dipendente di una parafarmacia e non un imprenditore nel settore dell’oro.

Un’indagine lunga cinque anni, come detto, che ha visto l’impiego di più comparti delle fiamme gialle, tra cui quelli valutario, penale e tributario.

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