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Si riapre il caso Bertini, nuove indagini in corso sulla morte. Scarcerata la figlia

Il Gip ha accolto la richiesta dell’ incidente probatorio avanzato dalla difesa per stabilire le effettive cause del decesso del 75enne. Intanto dalla perizia sulle condizioni psichiatriche e psicologiche della 43enne è emersa l’incompatibilità con il regime carcerario

Pubblicato il 7 Febbraio 2026 18:25 - Modificato il 8 Febbraio 2026 13:41

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Si riaprono le indagini sulla morte di Claudio Bertini, il 75enne trovato senza vita nel marzo del 2025 nella sua abitazione di via Emilia, nel quartiere di Prato Smeraldo. Per la Procura a causare il decesso dell’uomo era stata la figlia 43enne, con cui viveva, che lo avrebbe strozzato, presumibilmente – questa la tesi dell’accusa -, per questioni di carattere economico. A supportare questa posizione era stato l’esito dell’esame autoptico condotto sul cadavere della vittima, che aveva escluso la morte per cause naturali della vittima. Così a poche settimane dal rinvenimento del cadavere, per la donna si erano aperte le porte del carcere di Capanne per omicidio aggravato. A distanza di quasi un anno, però, i contorni della vicenda non sembrano più così netti.

O almeno questo è quello che emerge alla luce di un nuovo incidente probatorio chiesto dalla difesa della 43enne, rappresentata dalle avvocate Marusca Margutti e Beatrice Rocchi, per accertare le responsabilità e dunque le effettive cause di morte. Incidente probatorio che era stato già chiesto precedentemente dalle due legali, ma che era stato rigettato, spingendo la difesa a ricorrere in Cassazione. Alla luce di nuovi accertamenti le avvocate Margutti e Rocchi, però, hanno deciso di avanzare un’altra istanza che il nuovo Gip ha accolto, riaprendo di fatto le indagini sulla salma. Ciò significa riesumazione del cadavere per un ulteriore esame autoptico da parte di un nuovo consulente tecnico, ma non solo. Si andrà a verificare l’operato che era stato fatto precedentemente e, in corso d’accertamento, si potrebbe procedere con altre verifiche.

In base a quello che sarà l’esito dell’incidente probatorio, dunque, il quadro potrebbe anche cambiare completamente, con conseguenze importanti sulla posizione della 43enne. “La nostra assistita è ancora in misura cautelare – spiega l’avvocata Margutti – ma se dall’esito di queste indagini venissero fuori cause diverse del decesso, rispetto all’ipotesi fatta dalla Procura, potrebbe essere completamente scagionata”.

Intanto la 43enne è stata recentemente scarcerata: per il Gip, infatti, le sue condizioni non erano compatibili con il regime carcerario. Decisione che è frutto di un altro incidente probatorio, richiesto questa volta dalla Procura, per verificarne le condizioni psichiatriche e psicologiche. “È stata affidata ai servizi territoriali del Csm – riferisce l’avvocata Marusca Margutti – che troveranno la struttura riabilitativa più adatta a lei. Intanto – ha concluso – è stato raggiunto un risultato importante perché le è stata data la possibilità di uscire per incompatibilità con il regime carcerario e di trovarle una collocazione migliore. È stata una bella battaglia, ma adesso per lo meno vediamo uno spiraglio per la nostra assistita”.

Maria Tripepi
Maria Tripepi
Giornalista professionista - Direttore di Radio Gente Umbra e della Gazzetta di Foligno

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