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Maxi sequestro di cocaina, dopo l’arresto del ristoratore folignate altre sette misure cautelari

Le indagini della guardia di finanza hanno fatto scattare le manette ai polsi di quattro indagati mentre risultano irreperibili altre tre persone. Al vertice del un cittadino albanese che coordinava e gestiva l’attività di spaccio con acquirenti anche in Centro e Nord Italia

Pubblicato il 10 Febbraio 2026 14:02 - Modificato il 10 Febbraio 2026 14:03

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Si stringe la morsa delle forze dell’ordine sul traffico di droga nel territorio di Foligno. I finanzieri del comando provinciale di Perugia hanno chiesto l’arresto di sette persone, che sarebbero coinvolte nel traffico di cocaina che, nel gennaio 2025, aveva portato all’arresto in flagranza di un noto ristoratore folignate, beccato con 68 chili di stupefacente. 

Cinque degli indagati sono di nazionalità albanese, uno è italiano e l’altro, invece, è rumeno. Tre di questi sono stati immediatamente portati in carcere, uno è stato sottoposto alla misura domiciliari, mentre altri tre risultano irreperibili.

Le indagini, avviate nel 2024 dal Gruppo operativo antidroga (Goa) che fa riferimento al Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata (Gico) del nucleo di polizia economico-finanziaria, sono state condotte attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre che con sistemi di localizzazione satellitare e con metodi più tradizionali, quali pedinamenti, appostamenti e osservazioni, permettendo l’individuazione del gruppo attivo nello spaccio di cocaina nel Perugino.

Il gruppo, organizzato con gerarchia piramidale, avrebbe avuto al suo vertice un cittadino albanese che, proprio dall’Albania, coordinava e gestiva le attività di approvvigionamento e smercio di consistenti quantitativi di cocaina in Umbria. Alla sua attività si affiancavano quelle della moglie, socia di un ristorante di Foligno, utilizzato come “copertura” e mezzo per reinvestire i proventi del traffico illecito, e di altri due collaboratori, uno albanese e uno italiano.

Foligno, infatti, secondo le indagini sarebbe stato il centro decisionale e principale delle operazioni dell’organizzazione, nonostante i militari abbiano accertato l’esistenza di una fitta rete di acquirenti anche in località del Centro e del Nord Italia. 

I soggetti ritenuti componenti dell’organizzazione, al fine di nascondere le proprie tracce, avrebbero fatto uso di “criptofonini”, apparecchi i cui dati sono fatti transitare su server esteri e in grado di essere resettati in caso di tentativo di accesso da parte di persone non autorizzate. Con lo stesso fine, sono stati usati anche sistemi di messaggistica istantanea, come FaceTime, Signal e Snapchat, di apparati elettronici in grado di rilevare la presenza di videocamere di sorveglianza e “walkie talkie”.

Il lavoro dei militari ha portato alla ricostruzione e alla documentazione di oltre 50 episodi connessi al traffico dello stupefacente, a cui il 31 gennaio 2025 era seguito l’arresto in flagranza del ristoratore folignate, attualmente detenuto, che aveva nascosto 68 chili di cocaina all’interno del proprio locale, di altri stabili e nel doppiofondo di due autovetture.

E proprio alla luce degli elementi raccolti dalle fiamme gialle, il Gip ha accolto la richiesta del Pm, disponendo le sette misure cautelari in capo ad altrettanti soggetti, di cui – come detto – tre risultano al momento irreperibili. 

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