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Tecnologia, da minaccia ad alleata: le strategie di Brustenghi per la crescita dei nativi digitali

Dal recupero delle 12 aree cerebrali attivate dalla scrittura a mano in corsivo alle 6 ore di disconnessione necessarie: i consigli dell'esperto per genitori ed educatori. Se ne parla domenica pomeriggio a Belfiore

Pubblicato il 12 Aprile 2026 09:46 - Modificato il 12 Agosto 2026 09:27

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Questo pomeriggio (domenica 12 aprile), la sala del Convento di Gm5 in via Giacomo Matteotti 5, a Belfiore, ospiterà alle 17 un incontro con il professor Pierluigi Brustenghi, neurologo e psicoterapeuta, che affronterà il tema “Intelligenti si diventa”. Al centro dell’incontro il rapporto dei bambini e degli adolescenti con le tecnologie, analizzando il tema anche con i genitori. L’evento, aperto al pubblico, si annuncia come un’opportunità preziosa per le famiglie, gli educatori e giovani per riflettere sull’impatto del digitale nella crescita dei più piccoli e dei ragazzi.

“Le tecnologie che dovevano potenziare, al contrario indeboliscono – sostiene Brustenghi -: Si è persa l’abitudine della scrittura a mano in corsivo, si scrive in stampatello e il cervello è sottoposto ad un passaggio on/off continuo, scrivendo in corsivo si attivano dodici aree cerebrali, contro le due che si attivano utilizzando una tastiera”.

In un’era dominata da smartphone, tablet e intelligenza artificiale, il professor Brustenghi guiderà i partecipanti in un’analisi profonda su come le tecnologie stiano rimodellando il modo in cui bambini e adolescenti pensano, imparano e socializzano. “Non si nasce intelligenti, lo si diventa”, è il filo conduttore del suo intervento, che esplorerà strategie pratiche per un uso consapevole degli strumenti digitali, evitando i rischi di dipendenza e sovraccarico cognitivo.

Dalle neuroscienze alle esperienze sul campo, il professore offrirà spunti per trasformare la tecnologia da potenziale minaccia ad alleata nello sviluppo personale, trattando i diversi aspetti da non sottovalutare, quali il riposo e l’alimentazione. “Il sonno – ha sottolineato a questo proposito -, momento fondamentale di rigenerazione, è sceso di due ore e mezzo. Durante questa fase il cervello si ripulisce da proteine tossiche e pota le connessioni inutili. Le tecniche di detox dal digitale – ha quindi concluso – prevedono almeno sei ore di disconnessione e di riposo lontano dal telefonino”.

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