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Il territorio folignate si fa arte: a Cesena la mostra di Laura Vedovati

L'architetto e paesaggista dal 13 al 27 giugno esporrà nella chiesa di Santa Cristina le sue due creazioni "Ubi" e "Matrice", dichiaratamente ispirate alla valle tra Assisi e Foligno. La curatrice: "L'artista invita lo spettatore ad entrare nel suo paesaggio umbro"

Pubblicato il 9 Giugno 2026 15:00 - Modificato il 9 Giugno 2026 16:50

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La piana tra Foligno e Spello arriva a Cesena, trasformata in arte. L’artista folignate Laura Vedovati porta in mostra dal 13 al 27 giugno due installazioni dedicate al territorio umbro nella celebre chiesa di Santa Cristina, piccolo pantheon neoclassico, capolavoro dell’architetto Giuseppe Valadier, nell’ambito della mostra d’arte contemporanea “In Limine. Elogio degli spazi marginali”, con il patrocinio della Regione Emilia Romagna e del Comune di Cesena.

Si chiamano “Ubi” e “Matrice” le opere con cui Vedovati — architetto, paesaggista, insegnante e autrice di libri per l’infanzia, nata e residente a Foligno — ha scelto di raccontare la valle tra Assisi, Spello e Foligno. Due lavori che nascono da una riflessione profonda sui luoghi a margine come spazio di resilienza e inclusività, intrecciando storia, ambiente, biodiversità e quotidianità sulle tracce dell’antichità romana fino alle dinamiche di una contemporaneità in continua trasformazione.

“Nella rappresentazione grafica del nativo territorio umbro, di cui ricrea la storia del processo di antropizzazione a partire dalla centuriazione romana — commenta la curatrice Cristina Barducci —, Vedovati si collega chiaramente alla tradizione dell’astrazione, in particolare al minimalismo organico, con il caratteristico disinteresse alla riproduzione di una realtà visiva esterna e la sua riduzione a forme nuove ed essenziali, spesso ispirate a quelle naturali”.

“Ubi” è un’opera circolare di cinque metri di diametro che non si osserva: si attraversa. “Non è un tappeto, non è una mappa, ma una dichiarazione di presenza — sottolinea Vedovati —. Laddove la cartografia tradizionale ci pone come osservatori esterni e distanti, quest’opera ci invita a cadere dentro il territorio, trasformando il suolo calpestabile in un’epifania geografica”. Il visitatore non guarda la piana Foligno-Spello: la percorre, diventando egli stesso parte della topografia.

 “Un’opera che non si limita a mappare la piana – aggiunge l’artista –, ma ne rivendica l’esistenza a partire dai suoi margini. Con la rappresentazione che diventa il racconto di un paesaggio marginale, dove la marginalità non è intesa come povertà, ma come forza: la resilienza di un paesaggio che si adatta, che accoglie e che continua a definire chi lo vive”.

“Matrice”, invece, è un polittico in quattro parti che parla la lingua dei materiali poveri: impasti organici, pasta cementizia, argilla, semi di papavero, legni, steli e spighe di graminacea. Balle di paglia su cui sedersi completano l’allestimento. “Vedovati invita a entrare nel suo paesaggio umbro — prosegue Barducci —, toccandone il grano, sedendo sulle balle, calpestando ‘Ubi’, esplorando in maniera tattile ‘Matrice’. Per condividere l’opera, farla propria, riflettersi in una storia condivisa”.

David Orfei
David Orfei
Giornalista pubblicista

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