24.3 C
Foligno
venerdì, Giugno 12, 2026
HomeEconomiaEx Merloni, lavoratori e sindacati in piazza: "Vengano ritirati i licenziamenti"

Ex Merloni, lavoratori e sindacati in piazza: “Vengano ritirati i licenziamenti”

Pubblicato il 24 Agosto 2020 11:54 - Modificato il 5 Settembre 2023 13:25

Tienimi informato

Rimani sempre aggiornato sui fatti del giorno

Ultimi articoli

Foligno, pretende 2mila euro per una vincita al poker online e lo colpisce con una testata

Denunciato per rapina, estorsione, lesioni personali e danneggiamento un 44enne entrato in un negozio di viale Roma per minacciare un suo conoscente. Danneggiata anche la vetrina dell’attività commerciale

Nidi, sciopero degli straordinari sospeso fino a lunedì

La decisione è arrivata dopo la richiesta formale del Comune, ma l'assenza di risposte concrete da parte della giunta nei prossimi giorni potrebbe far ripartire la protesta. Proficuo il confronto tra i sindacati e la dirigente dell'Area

Dopo la protesta in Comune i genitori lanciano una petizione a sostegno dei nidi

La raccolta firme è stata diramata nella serata di ieri e ha già superato le 600 adesioni. “È fondamentale che l’amministrazione prenda atto dell’importanza della situazione e agisca prontamente”

L’imprenditore Porcarelli ritiri i licenziamenti, mentre alle istituzioni locali e nazionali il compito di chiedere conto delle ingentissime risorse pubbliche che la ex Merloni, poi Jp e oggi Indelfab ha, nel corso degli anni, drenato senza mai rilanciare un’azienda che è una ricchezza essenziale per questo territorio ed è patrimonio, prima di tutto, delle lavoratrici e dei lavoratori. È questo il messaggio che è stato lanciato sabato mattina dai lavoratori della ex Merloni riuniti in piazza a Gualdo Tadino insieme ai sindacati, ai sindaci di Gualdo e Nocera Umbra e con la presenza dei consiglieri regionali Tommaso Bori e Donatella Porzi e del parlamentare Walter Verini.

“Già nell’incontro di lunedì a Fabriano – hanno detto i rappresentanti dei lavoratori – ci aspettiamo che Porcarelli ritiri il suo atto unilaterale, che metterebbe letteralmente in ginocchio 600 famiglie tra Umbria e Marche e un territorio, quello della fascia appenninica, già duramente provato da anni di crisi”.

“Siamo stufi di sentirci dire che siamo dei privilegiati perché abbiamo 600 euro di cassa integrazione al mese, con i quali si fa fatica ad arrivare alla terza settimana – hanno sottolineato i lavoratori nei loro interventi – quello che chiediamo da sempre è di poter lavorare, ne va del nostro futuro e della nostra dignità”.

Articoli correlati