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Foligno, il 30% dei disoccupati è giovane

Pubblicato il 26 Giugno 2018 14:09 - Modificato il 5 Settembre 2023 15:56

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Il lavoro manca. E quando c’è, è precario. È questa la situazione sconfortante che attanaglia la popolazione umbra, in particolare i giovani. I numeri sono allarmanti. Come spiegato da Mario Bravi, responsabile Ires Cgil, la zona del Folignate, con i suoi 83mila abitanti, conta complessivamente 3.700 disoccupati, corrispondente al tasso complessivo di 10,5 per cento. Dei quasi 4mila disoccupati, più del 30 per cento sono giovani. Un risultato che non desta più di tanto stupore, se si pensa alla situazione di difficoltà che stanno attraversando il settore dell’edilizia e importanti aziende, che hanno portato alla perdita di 2mila posti di lavoro dall’inizio di quest’anno. Nel Folignate, “l’unico settore che dimostra di saper resistere è quello aeronautico, con le aziende Oma Tonti, Ncm e UmbraGroup”, ha precisato Bravi. Se spostiamo il focus su Spoleto, poi, il quadro si fa ancor più drammatico: quel 10,9 per cento ci dice che su 45mila abitanti, 2.200 sono senza lavoro. Qui la crisi ha riguardato l’azienda Ims (ex Pozzi), oggi in cassa integrazione e sta allargando il proprio alone su altre aziende storiche, come la Maran. I motivi di questo quadro sconfortante non sono da attribuire, secondo Bravi, solamente alla crisi che ha riguardato alcuni settori, tantomeno ad una scarsa formazione o qualificazione dei giovani (“il livello formativo in Umbria è alto”, ha dichiarato Bravi). Piuttosto, secondo il responsabile Ires, è da ricercarsi nei provvedimenti legislativi che sono stati attuati in passato, al precariato e ad una mal gestione dei fondi destinati alla Regione. “La Legge Fornero non ha permesso il ricambio generazionale, quindi a lavorare sono sempre più anziani. L’occupazione, inoltre, è ferita dal precariato. Nel 2017 – ha proseguito Bravi – sono stati attivati nel Folignate circa 8mila contratti, ma l’80 per cento sono di durata limitata. Il vero problema è l’incrocio tra domanda e offerta. Dal 2014 al 2020, sono stati stanziati 1.500 milioni di fondi europei, che costituiscono una leva importante”. E se così stanno le cose, è comprensibile che molti giovani scelgano di lasciare la propria città per cercare altrove un proprio posto nel mondo. “A livello regionale, solo nel 2017 abbiamo perso più di 5mila abitanti, di cui 2mila circa sono giovani qualificati. Di questi, 700 sono folignati e spoletini. In Umbria, non c’è il fenomeno dell’invasione, ma al contrario abbiamo quello dell’abbandono. E non mi pare – ha affermato Bravi – che ci siano segnali di inversione di tendenza, purtroppo”.  Ma forse una prospettiva di risoluzione c’è. “I fondi europei, invece di essere distribuiti a pioggia, andrebbero concentrati e destinati, dopo un’attenta selezione, a precisi obiettivi. Bisognerebbe,  insomma, creare lavoro di qualità, rilanciando la difesa del territorio ed il patrimonio culturale e artistico, puntando al settore del restauro, archeologico ed edile. Lo stesso sisma – ha concluso Bravi – che ha colpito la zona della Valnerina, potrebbe rivelarsi un potenziale creazione di posti di lavoro”.

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