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Formazione è integrazione: da Betlemme a Foligno per imparare un lavoro

Pubblicato il 12 Giugno 2018 16:01

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Accoglienza, formazione e immissione nel mondo del lavoro. Sono questi gli obiettivi del progetto avviato dalla Caritas diocesana di Foligno con il contributo della Cei per la ristrutturazione della ex Casa del ragazzo. L’edificio, una volta ultimato, sarà destinato ad accogliere i giovani provenienti dall’intero bacino mediterraneo. Giovani che, tuttavia, sono già potuti approdare nella città di Foligno grazie al progetto Arca del Mediterraneo, ma che nel frattempo verranno ospitati nella sede in via San Giovanni dell’Acqua. I lavori di ristrutturazione dell’ex Casa del ragazzo, resi possibili con uno stanziamento di fondi dell’8×1000 per un totale di 200mila euro, partiranno domani, mercoledì 13 giugno. Si tratta di un’iniziativa che vede la sinergia delle istituzioni comunali, della diocesi di Foligno e  della Cnosfap, (Centro Nazionale Opere Salesiane – Formazione Aggiornamento Professionale), l’associazione senza scopo di lucro impegnata proprio nei servizi di orientamento, formazione e aggiornamento professionale. Lo sguardo caritatevole è, dunque, aperto sul fronte internazionale. “L’obiettivo – ha dichiarato il direttore della Caritas diocesana di Foligno, Mauro Masciotti – è sentire la vicinanza delle istituzioni. Questo, infatti, è un progetto significativo, di scala internazionale. Permette l’incontro di giovani da periferie e diocesi di tutto il mondo, che potranno formarsi professionalmente e fare così ritorno nel loro Paese d’origine ed esercitare in loco la professione. Accoglieremo anche tanti minori non accompagnati provenienti da diocesi del Sud Italia. Per questo – prosegue Masciotti – chiediamo il contributo della Cnosfap e delle scuole, convinti come siamo che la formazione sia l’unica via per sconfiggere la povertà. Abbiamo già in atto la richiesta di due giovani di Betlemme che arriveranno a Foligno per specializzarsi in oreficeria e che, tornati nella loro patria, lavoreranno per un’azienda arabo-palestinese”. L’aspettativa, ha spiegato Masciotti, è anche quella di far nascere nuove proposte proprio dall’esperienza di convivenza con più e diverse storie e culture. “Ad oggi – ha dichiarato Masciotti – abbiamo a disposizione solo la metà del budget necessario per completare la ristrutturazione, che contiamo di concludere in un triennio. Per questo, chiediamo aiuto a tutti”. Sì, perché come ha fatto capire il curatore del progetto, l’ingegnere Filippo Marinacci, si tratta di mettere in pratica un intervento strutturale su un immobile di tre piani, costruito nell’immediato dopoguerra, privo delle dovute precauzioni sismiche. “E’ un edificio – ha spiegato – costruito con materiale povero e che non è mai stato oggetto di ristrutturazione. Saranno necessari tra i 500 e i 600mila euro”. Si procederà gradualmente. Al suo interno, comunque, troveranno spazio aule didattiche, stanze dormitorio adatte anche per accogliere studenti disabili, una mensa e una cucina. “In totale – ha concluso Marinacci – la struttura potrà contare 24 posti nel dormitorio e 60 nelle aule didattiche”. Molto sentito il commento del vicesindaco Rita Barbetti. “Questa è l’Italia migliore, e non quella che costringe persone stremate a fare 1500 chilometri per assicurarsi la salvezza. Il nostro – ha ribadito Barbetti – non può essere un Paese che nega l’ospitalità a chi soffre e questo è un progetto straordinario, che dà un segno di pace fatto di concretezza. E noi come amministrazione, lo sosterremo”.

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