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Sanità, nuovo allarme: “Undici infermieri trasferiti da Foligno al Cot di Spoleto”

La consigliera "dem" Rita Barbetti interviene sulla riduzione a quattro unità del personale addetto ai servizi domiciliari e chiede un incontro ai direttori dell’Usl Umbria 2 e del Distretto. L’appello: “Il sindaco intervenga”

Pubblicato il 13 Giugno 2024 15:02 - Modificato il 14 Giugno 2024 11:14

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Trasferimento da Foligno a Spoleto per undici infermieri. A lanciare l’allarme è la consigliera del Pd, Rita Barbetti. “Si è appreso che 11 infermieri (9 da Foligno e 2 da Spello,) addetti ai servizi domiciliari – spiega in una nota l’esponente ‘dem’ -, saranno trasferiti tra pochi giorni alla centrale operativa territoriale di Spoleto”. Unità che andranno così a comporre una delle due Cot previste nell’Usl Umbria 2, quella – come detto – della città ducale, mentre l’altra entrerà in funzione a Terni. A Foligno invece, secondo quanto spiegato, resterebbero solo quattro unità deputate ai servizi domiciliari.

Di fronte a questo scenario l’interrogativo posto dalla consigliera Barbetti è “perché Foligno, con le nuove disposizioni di legge in materia sanitaria, è stata esclusa da ogni beneficio?”. Il riferimento è alla casa di comunità, all’ospedale di comunità e anche alla centrale operativa territoriale. Per l’esponente del Partito democratico “non solo tutto questo è ingiusto e senza senso – commenta -, ma ora si prelevano dal servizio domiciliare undici infermieri, per avviarli ad un corso di formazione e delocalizzarli poi a Spoleto, per far partire la Cot”. Per Rita Barbetti si rende, dunque, necessario un incontro con il direttore generale dell’Usl 2 e con il direttore del distretto, intanto “per chiedere se questa notizia è veritiera, come purtroppo sembra” ma anche per sapere “in che modo saranno sostituiti gli infermieri addetti a servizi così qualificati e delicati”.

La consigliera “dem” chiede poi l’intervento del sindaco, “che ricordiamo essere – rimarca – l’autorità sanitaria locale ed è chiamato ad esercitare poteri e doveri di controllo, anche preventivo, a tutela della salute pubblica”. Richiamando il decreto legislativo 229 del 1999, infatti, Barbetti sottolinea, su questo fronte, come sono attribuiti al primo cittadino poteri di programmazione, controllo e giudizio sull’operato del direttore generale delle Usl. “Ci facciamo portavoce – aggiunge – di coloro che probabilmente non possono farsi sentire, perché non vengano calpestati i loro bisogni e quelli dei loro familiari. Chiediamo chiarimenti e informazioni su questa situazione – conclude dunque la consigliera ‘dem’ -, che andrebbe ad aggravare inesorabilmente il disagio di persone già duramente provate”.

Fatima Tomassini
Fatima Tomassini
Giornalista pubblicista

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