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Foligno celebra San Feliciano. Il cardinale Lojudice: “Il mondo sarà salvato da chi non si rassegna”

L’arcivescovo di Siena e Montepulciano ha presieduto la celebrazione eucaristica di sabato mattina in una cattedrale gremita, rivolgendo un appello ai fedeli a “non essere spettatori passivi” di fronte alle guerre di oggi

Pubblicato il 24 Gennaio 2026 15:01 - Modificato il 25 Gennaio 2026 11:00

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Un appello alle coscienze, a non essere spettatori passivi ma attori protagonisti, perché “il mondo sarà salvato da chi non si rassegna”. È un messaggio forte quello arrivato durante la solennità di San Feliciano dal cardinale Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena e di Montepulciano, che ha presieduto la celebrazione eucaristica nella mattinata di sabato 24 gennaio, affiancato dal vescovo di Camerino, monsignor Francesco Ferrara, e dall’amministratore apostolico della diocesi di Foligno, monsignor Domenico Sorrentino.

In cattedrale, davanti al popolo di Foligno, riunito in preghiera attorno al suo santo patrono, davanti alle autorità civili, militari e religiose e al mondo della Quintana, il cardinale Lojudice ha spiegato come il martirio di San Feliciano “non può non ricordare i martiri del nostro tempo”, a cominciare dai “cristiani uccisi per la loro fede”. “Anche oggi, nel 2026, noi cristiani riceviamo tanta violenza, tanto martirio” ha detto. “Quello che viviamo è un tempo particolare, è un passaggio importante della storia” ha proseguito, sottolineando come “il Giubileo appena concluso e l’anno francescano appena aperto sono, in fondo, una profezia per l’umanità”.

I fedeli alla solennità di San Feliciano (foto Alessio Vissani)

Da qui, l’invito alla comunità folignate, in primis, a “ricominciare, da ciascuno di noi, attraverso un gesto semplice: raccogliere quei frammenti di tempo esterno che ci attraversano ogni giorno e saltarli col ritmo del nostro tempo interiore, ritrovando la soglia, il silenzio, l’intervallo, la libertà di rispondere”. In quest’ottica per il cardinale Lojudice, “la testimonianza di Feliciano ritorna come una luce nuova che continua a brillare”.

“Non possiamo mai dimenticare, tragedie come la guerra, dobbiamo resistere al cinismo e rifiutare la narrazione dell’inevitabile” ha sottolineato, esortando i fedeli a non credersi “impotenti”. “Possiamo decidere come parlare, come pensare, come agire. Dobbiamo conservare, a tutti i costi, quelle inquietudini morali che distinguono il cittadino dal suddito, perché i governanti del nostro tempo rischiano di diventare dominatori anziché servitori”. La chiave, dunque, sta proprio nel risvegliare l’“inquietudine”, che “deve disturbare, deve far male. Non basta più commentare con sarcasmo le grottesche pantomimee crescenti di un certo governo. Non dobbiamo essere spettatori passivi, la guerra non è inevitabile”.

Le autorità intervenute alla messa per San Felicino (foto Alessio Vissani)

“Oggi, più che mai – ha concluso – serve qualcuno che abbia coraggio di credere che la guerra si può cancellare, che le guerre si possono superare, non da soli, non in un giorno, ma cominciando da qui, da ora, da noi. E auguro, a tutti voi, di essere tra coloro che non si rassegnano”. Una celebrazione eucaristica, quella a cui ha fatto da sfondo la cattedrale, molto partecipata dalla comunità folignate, che ha così rinnovato la propria devozione e il proprio attaccamento nei confronti del vescovo e martire Feliciano, patrono della città. 

Maria Tripepi
Maria Tripepi
Giornalista professionista - Direttore di Radio Gente Umbra e della Gazzetta di Foligno

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