“La terza città dell’Umbria ha assolutamente bisogno della casa di comunità”. È chiaro il commento di Paolo Paolucci della lega Spi Cgil di Foligno sul futuro della casa di comunità in città. La dichiarazione si è fatta sentire nel corso dell’incontro “Sanità, tra declino e rilancio”, organizzato da Cgil Perugia all’Oratorio del Crocifisso il 6 marzo scorso, in vista della pubblicazione del piano sociosanitario regionale, con l’obiettivo di “richiamare – fanno sapere dal sindacato – tutte le istituzioni a dare risposte concrete ai crescenti bisogni dei cittadini”.
Il motivo del commento di Paolucci è presto detto: lo scorso gennaio l’azienda sanitaria locale aveva pubblicato un bando a firma del dg Roberto Noto in cui si cercava uno stabile di 6.500 metri quadrati, probabilmente destinato ad ospitare la casa di comunità. La stessa presidente della Regione, Stefania Proietti, aveva annunciato che Foligno potrà goderne, grazie al nuovo piano sociosanitario regionale, e ora si attendono nuovi sviluppi concreti che possano dare una risposta alla necessità della popolazione di un potenziamento sanitario.
“Sulla casa di comunità – ha detto Paolucci –, ignorata per cinque anni dalla giunta Tesei e su cui anche il sindaco di Foligno aveva osservato un rigoroso silenzio, si cominciano a vedere pronunciamenti positivi. Ora, dopo le numerose proteste del sindacato, dell’opposizione e dei cittadini, è comparsa la targa della Casa della comunità di cui la terza città dell’Umbria ha assolutamente bisogno”.
“Dall’iniziativa – ha proseguito – è emersa la notizia che è uscito il bando per individuare un locale di 6.500 metri quadrati per ospitare la futura Casa di comunità. La sede è importante, ma non basta, perché è necessario che all’interno di essa ci sia personale e strumentazioni adeguate, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo”.
“A Foligno abbiamo cittadini sempre più anziani, con il 30 per cento della popolazione che ha oltre 65 anni e il 10 per cento che ne ha più di 80, e sempre più soli, dato che sono 9mila i folignati che vivono da soli e spesso si tratta di donne anziane, che – ha concluso – necessitano di un luogo che prenda in carico i loro problemi”.


















