La Giostra della Quintana è ufficialmente rievocazione storica regionale. A confermarlo è stata l’approvazione da parte dell’assemblea legislativa dell’Umbria del Testo unico sulla cultura e l’impresa creativa proposto dalla giunta Proietti. La notizia della rilevanza riconosciuta alla Quintana era stata già annunciata dal vicepresidente della Regione, Tommaso Bori, nel numero 16 dello scorso 30 aprile della Gazzetta di Foligno.
Di fatto, il nuovo assetto normativo non solo riconoscerà la Giostra come rievocazione simbolo a livello regionale, insieme ai Ceri di Gubbio, ma garantirà anche finanziamenti strutturali con programmazione triennale. “Per la prima volta – aveva detto Bori al settimanale folignate –, a partire dal lavoro fatto per il suo inserimento nel percorso di riconoscimento come patrimonio immateriale dell’Unesco, c’è un articolato di legge che riconosce la Giostra della Quintana di Foligno come manifestazione a titolo regionale, garantendole una pianificazione strutturale di fondi a sostegno”.
Il riconoscimento arriva proprio in occasione dell’ottantennale della Quintana e abolisce “12 leggi datate e sottofinanziate, con un finanziamento raddoppiato”, pari a quelli che saranno in totale 31 milioni di euro. Il piano della Regione di investire sulla manifestazione simbolo di Foligno segue in parte anche la linea del governo nazionale, che lo scorso dicembre aveva annunciato tramite il deputato di Forza Italia, Raffaele Nevi, l’arrivo di 100mila euro per la Giostra.
Sul tema si era espresso anche il presidente dell’Ente Giostra della Quintana, Domenico Metelli, che sulle colonne della Gazzetta di Foligno aveva spiegato che “questo cambiamento normativo è quanto mai necessario, perché sancisce la rilevanza della nostra manifestazione e la eleva a titolo regionale, come evento di rievocazione storica principe della regione”. “Siamo estremamente soddisfatti – aveva commentato – e mi auguro che i fondi saranno equiparati alle nostre necessità”.
L’approvazione è arrivata nella serata di giovedì 7 maggio con il vicepresidente della Regione con delega alla Cultura, Tommaso Bori, che al termine delle votazioni ha detto che ad essere stata approvata non è “una semplice legge, ma una vera e propria riforma”. “La più importante mai realizzata per il settore culturale – ha aggiunto – una novità assoluta che segna una svolta strategica. Trasformiamo il mondo culturale da un patrimonio da preservare a una leva di sviluppo economico e crescita sociale e territoriale”.
Di fronte al Testo unico, però, non sono mancate le critiche. I rappresentanti dell’opposizione in consiglio regionale, infatti, hanno definito il cambio normativo un “vero e proprio scippo del patrimonio culturale umbro”. “Con la scusa di un presunto riordino normativo – ha dichiarato il consigliere Eleonora Pace (Fratelli d’Italia), l’assessore Bori e la maggioranza di centrosinistra hanno cancellato la legge regionale 11/2024, che aveva allineato l’Umbria ai più alti standard nazionali in materia di rievocazioni storiche”.
“Questa non è un’operazione di semplificazione – ha tuonato –, ma un deliberato depotenziamento del settore. L’Umbria era diventata un modello in Italia, ma per un capriccio politico di Bori ciò è stato smantellato.
“Le rievocazioni storiche – ha concluso – sono la nostra carta d’identità e ridurle ad un capitolo secondario di un Testo unico significa indebolirne il valore, rendere più incerti gli strumenti e complicarne l’accesso alle risorse”.



















