Divieto di lavorare dalle 12.30 alle 16 nei giorni ad alto rischio in Umbria per chi opera esposto al sole con attività fisica intensa, anche per i rider, ma secondo i sindacati vanno intensificati i controlli. Il 24 giugno la Regione Umbria per tutelare la cittadinanza dall’onda di calore che sembra non volersi arrestare, ha rafforzato le linee dell’ordinanza adottata per prevenire i rischi derivanti dall’esposizione prolungata al sole durante l’attività lavorativa, che durerà fino al 15 settembre.
Per la presidente Stefania Proietti “proteggere chi lavora significa proteggere la salute dell’intera comunità. Per questo – spiega – invitiamo tutti i cittadini a seguire le misura di prevenzione e a consultare gli aggiornamenti disponibili su Umbria in salute, soprattutto nelle giornate caratterizzate da temperature elevate e rischio sanitario più alto”.
Con l’ordinanza, di fatto, vengono estese le misura già previste per agricoltura, florovivaismo e cantieri edili all’aperto, anche alle cave, alla logistica limitatamente ai piazzali destinati in via esclusiva e permanente al deposito merci, e al settore delle consegne tramite biciclette o mezzi a pedalata assistita. L’ordinanza stabilisce che il rischio calore per chi opera nel mondo delle consegne deve essere inserito nei parametri di calcolo dei tempi di consegna e delle distanze massime di percorrenza.
“È un punto di civiltà del lavoro – afferma la numero uno di palazzo Donini –. La tecnologia deve servire la persona, non esporla a rischi ulteriori. Nessun lavoratore deve essere penalizzato perché vengono applicate misure necessarie alla tutela della salute”. Il documento, tra le altre cose, raccomanda ai Comuni di valutare deroghe temporanee ai regolamenti locali in materia di emissioni acustiche, così da consentire lo svolgimento delle attività lavorative nelle fasce orarie più fresche, previa verifica delle condizioni contingenti.
È davanti al rispetto dell’ordinanza, però, che i sindacati chiedono di mantenere alta l’attenzione. Le sigle delle costruzioni, Filea Cgil Umbria, Filca Cisl Umbria e Feneal Uil Umbria hanno segnalato la situazione che si starebbe registrando in numerosi cantieri e luoghi di lavoro del territorio, dove, nonostante l’entrata in vigore del provvedimento “continuano a pervenire segnalazioni di attività lavorative svolte in condizioni che appaiono incompatibili con gli strumenti di tutela finora previsti”.
Secondo le forze sociali si renderebbe necessaria “un’azione tempestiva e coordinata che possa assicurare che le misure di prevenzione non restino sulla carta, ma trovino piena applicazione nei cantieri e nei luoghi di lavoro per affrontare ondate di calore sempre più intense e prolungate”. “Anche di fronte a provvedimenti specifici – tuonano – la distanza tra norme e realtà resta evidente”.
“Le informazioni raccolte attraverso le strutture territoriali e dai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza – sottolineano Elisabetta Masciarri, segretaria generale di Fillea Cgil Umbria, Emanuele Petrini, segretario generale di Filca Cisl Umbria, e Alessio Panfili di Feneal Uil Umbria – evidenziano casi in cui si continua a lavorare senza un’adeguata rimodulazione degli orari, senza pause sufficienti, senza aree ombreggiate e senza tutte le misure organizzative necessarie a ridurre il rischio di stress termico, malori e infortuni”. Una condizione che secondo i sindacati interesserebbe sia i posti di lavoro all’aperto che quelli al chiuso, come le fabbriche e i capannoni, dove “senza un’adeguata climatizzazione le temperature possono diventare roventi”.
Motivi, questi, per cui le sigle chiedono “l’attivazione immediata di una campagna straordinaria dei controlli nei cantieri e nei luoghi di lavoro maggiormente esposti, il coordinamento tra Asl, Ispettorato del lavoro, Inail e organismi competenti per verificare il rispetto dell’ordinanza regionale e delle norme in materia di salute e sicurezza, insieme alla convocazione di un tavolo regionale con le organizzazioni sindacali e le associazioni datoriali per monitorare l’effettiva applicazione delle misure di prevenzione e individuare ulteriori interventi necessari”.




















