Si è spento ieri (martedì 20 ottobre) nel Santuario del Divino Amore padre Tommaso Ottaviani, figura storicamente e spiritualmente simbolo del francescanesimo folignate, frate cappuccino e leggendario missionario che ha legato per oltre quarant’anni la propria esistenza alle terre remote e selvagge dell’Amazzonia. Avrebbe compiuto a breve 99 anni.
Nato a Foligno, padre Tommaso ha vissuto un’esistenza che l’ha visto trasformare l’energia e la vivacità di quando era solo un bambino “discolo”, come lui stesso si era definito nell’intervista rilasciata lo scorso mese di maggio alla Gazzetta di Foligno (numero 18 del 17 maggio 2026), in un’avventura evangelica che lo ha portato nei meandri della foresta amazzonica. Una vocazione germogliata precocemente, alimentata dalle riviste sui missionari lette durante l’infanzia insieme ad Annarita, seconda moglie del padre, che lo ha accudito da quando aveva appena quattro anni. Quel desiderio di aiutare gli ultimi, nel corpo e nello spirito, lo portò ad entrare in seminario a 13 anni, per poi vestire l’abito cappuccino e celebrare la prima messa il 14 novembre del 1954 a Loreto.
Nel 1955, ad appena ventotto anni e con l’ardore di una fede giovane e forte, padre Tommaso lasciò l’Umbria per salpare verso il Sudamerica. Prima Manaus, poi dal 1957 l’immersione totale nei meandri più impervi della foresta amazzonica, nel comune di Benjamin Constant, al confine con la Colombia. Lì, lungo le sponde della microregione dell’Alto Solimões e del Rio Javari, il cappuccino folignate ha svolto il ruolo di vice parroco e visitatore itinerante, oltre che di parroco per dodici anni a San Sebastiano.
In un’epoca in cui non vi erano strade e l’unica via di comunicazione era il fiume, padre Tommaso ha solcato per decenni le acque amazzoniche alla guida di una piccola imbarcazione. Ha affrontato la fame, la mancanza di medicinali, l’umidità asfissiante e il continuo proliferare delle malattie tropicali. Eppure, proprio in quel contesto segnato dalla povertà e dall’analfabetismo, il frate folignate ha trovato una lezione di vita indimenticabile, rimanendo profondamente segnato dalla dignità, dalla gioia e dalla spiritualità profonda di quelle popolazioni indigene, tanto da conservare sempre la volontà di tornare.
Rientrato definitivamente in Italia dopo oltre quattro decenni di servizio, ha guidato la parrocchia di Sant’Antonio da Padova a Perugia ed ha risieduto negli ultimi anni nel convento cappuccino di Gualdo Tadino, dove è custodito il Santuario della Madonna del Divino Amore. Padre Tommaso non ha mai spezzato il cordone ombelicale che lo legava alla sua seconda patria. Un sentimento viscerale, quel “mal di saudade” magistralmente raccontato anche da Giuseppe Zois nel libro a lui dedicato, “Padre Tommaso. Il Cantico dell’Anima” (Edizioni Frate Indovino). Solo i problemi fisici e il cuore gli hanno impedito di tornare fisicamente per sempre in mezzo alla “sua” gente del Rio Javari, ma il suo spirito non si è mai mosso da lì.
Con la scomparsa di Padre Tommaso Ottaviani, Foligno e l’intera comunità regionale perdono un testimone autentico di fede e un esempio luminoso di dedizione agli altri. Chi vorrà dare un ultimo abbraccio a padre Tommaso potrà farlo domani (giovedì 22 ottobre), alle 10, nella chiesa del Santuario della Madonna del Divino Amore, a Gualdo Tadino.



















