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Allattamento artificiale, farlo non significa essere una cattiva mamma!

Pubblicato il 5 Gennaio 2020 12:01 - Modificato il 5 Settembre 2023 14:13

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“Come spesso succede le mamme sono bravissime a crearsi grandi sensi di colpa, a volte aiutate anche da amici e parenti che troppo spesso parlano non sapendo, o peggio, solo per sentito dire”

Iniziamo questa quarta, e ultima parte, dedicata alla gravidanza con l’ultimo assunto da ricordare: “non allattare al seno non significa assolutamente essere una cattiva mamma”, essere una brava mamma non si riduce ad alimentare vostro figlio per pochi mesi, essere mamma è un impegno che dura tutta la vita e che alla fine vorreste che non finisse mai.

Una donna può scegliere di non allattare al seno per sua attitudine, per scarsa produzione di latte, o per l’esistenza di una controindicazione ad allattare al seno come farmacoterapie della mamma non compatibili con l’allattamento, patologie preesistenti alla gravidanza, ecc.

In questi casi si ricorrerà al latte artificiale che rimane comunque una scelta valida, sebbene gli specialisti confermino come il latte materno rappresenti sempre, quando possibile, la soluzione migliore per il neonato. L’allattamento artificiale del nuovo nato può iniziare dopo alcune settimane di allattamento naturale o subito dopo la nascita. Molti esperti consigliano alle mamme che hanno dubbi su questa scelta, di ricordare sempre che per il bambino la cosa più importante è sentirsi amato e nutrito con il metodo che loro ritengono più congeniale.

Le ragioni che di solito fanno virare una mamma sul latte artificiale sono:

Nato prematuro

Dolore in allattamento

Periodo di allontanamento della mamma

Problemi di salute della mamma, e/o assunzione di medicinali incompatibili con l’allattamento

Ritorno al lavoro della mamma anticipato

Tutti i professionisti sono concordi nell’affermare che l’allattamento al seno non è solo nutrizione, ma anche l’instaurarsi di una forte relazione tra mamma e bambino. Ma che ci crediate o no, anche con l’allattamento artificiale si può instaurare la medesima relazione, basta trasformare il momento del biberon in un momento di vicinanza e di accudimento, in modo che nasca un’importante esperienza di crescita interpersonale. Per questo alcuni ricercatori consigliano di fornire il biberon, tenendo sempre il bambino in braccio e guardandolo negli occhi, parlandogli e facendogli percepire l’odore della mamma, questa interazione cosi forte non deve essere delegata a nessuno, se non al papà che rappresenta l’altra figura di riferimento del bambino.

Vediamo ora come preparare il latte artificiale in modo da fornire al bambino un pasto corretto senza dimenticare le buone norme igieniche per la sua preparazione: il latte artificiale può essere liquido e pronto all’uso (ma generalmente è più costoso), oppure in polvere. Il latte in polvere è meno costoso, ma non è sterile, e per questo motivo deve essere preparato con cura sciogliendo la polvere in acqua che, dopo bollitura, va prima riportata ad una temperatura di 70°C, ora il latte è pronto per essere raffreddato in acqua fredda fino a temperatura ambiente.

Anche l’alimentazione con il biberon deve prevedere una certa elasticità per quantità e numero di pasti, le quantità di latte artificiale indicate sulle confezioni infatti, sono sempre orientative, è bene consultare il pediatra per trovare le giuste dosi.

Concludendo, ribadiamo sempre che il latte materno rimane l’alimento più appropriato per l’alimentazione di un neonato. Ecco perché, quando possibile, bisognerebbe sempre cercare di preferire questo per il proprio bambino.

Ma, non per questo bisogna demonizzare l’allattamento artificiale e chi ne fa uso, è vero il latte formulato non ha tanti anticorpi come quello materno, ma anche nell’uso del biberon troviamo aspetti positivi, specialmente in termini di autonomia della mamma, che può riprendersi la sua routine quotidiana e lavorativa, a volte indispensabile nella gestione e nell’economia familiare.

Inoltre, se per ovvie ragioni fisiche, la gravidanza e l’allattamento tendono a escludere il papà, con il biberon anche lui può contribuire alla crescita del suo bambino, senza essere relegato solo al cambio pannolini e levatacce notturne.

 

Rubrica a cura del dottor Mercuri Leonardo, dietista Asand

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