Montefalco vicina al commissariamento. Titta: "Serve un miracolo"

Martedì il consiglio comunale nel quale il primo cittadino ha annunciato le difficoltà nella chiusura del bilancio. Intanto la maggioranza spinge al massimo le aliquote Imu

La scritta comparsa sul portone del palazzo comunale di Monetfalco

“Ci sono difficoltà nella chiusura del bilancio, pertanto difficilmente, salvo un miracolo notturno, potrà essere portato in approvazione entro il termine ultimo di domani, 30 settembre”. Questo l’annuncio durante il consiglio comunale di martedì 29 settembre del sindaco di Montefalco, Luigi Titta, che ha poi spiegato come, “se così non fosse, ne prenderemo atto come amministrazione e faremo immediata comunicazione alla prefettura che procederà con quanto necessario, probabilmente nominando un organo commissariale”. Chissà se proprio in queste ore possa manifestarsi un coup de theatre in grado di salvare il Comune di Montefalco dal commissariamento. Fatale, di fatto, il rosso di 4,2 milioni di euro del rendiconto 2019 approvato dal consiglio lo scorso 4 agosto. “Già in quei giorni – ha spiegato il primo cittadino all’assemblea – la rilevanza di quel disavanzo mi lasciava perplesso ma la speranza di risolvere, seppur con grande fatica, c’era. Il problema – ha proseguito Titta – è nato quando ci si è resi conto dell’impossibilità di chiudere il bilancio”.

Ai consiglieri di minoranza, Roberto Micanti e Daniele Morici (SiAmo Montefalco), che, parlando di “momento triste”, hanno sollevato dubbi sulla gestione delle settimane a partire da quel 4 agosto, il sindaco ha risposto che “giocare un po’ di anticipo avrebbe aiutato”.  Lo stesso Titta ha poi auspicato che venga fatta “chiarezza su tutti i fronti nel rispetto della cittadinanza”. La strada del commissariamento del Comune del Sagrantino sembra ormai tracciata, salvo inaspettate “pallottole d’argento” last minute.

Intanto, nella seduta di martedì la maggioranza, sempre in ottica bilancio, ha comunque approvato l’aumento delle aliquote Imu fino al massimo della pressione fiscale. Nel dettaglio è stato dato l’ok al rincaro dello 0,1 per cento per le abitazioni principali classificate signorili, storiche o ville, con l’aliquota che dallo 0,5 passa allo 0,6 per cento. E poi gli immobili ad uso produttivo e le seconde e successive case, rispetto ai quali si raggiunge l’aliquota massima dello 1,06 per cento. Infine, aliquota fissata allo 0,25 per cento su fabbricati costruiti e destinati dall’impresa alla vendita. Solo due giorni fa, ricordiamo infine, il Comune aveva intrapreso anche la strada della vendita di alcuni pezzi del proprio patrimonio. Un altro tentativo propedeutico al bilancio con il quale è stato dato il via libera all’alienazione di lotti pubblici, tra edifici e terreni, con una base d’asta di circa un milione di euro.

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di Matteo Castellano

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