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Spoleto, nuovi progetti per il Centro Alzehimer

Pubblicato il 1 Marzo 2016 12:18 - Modificato il 5 Settembre 2023 21:16

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L’assessore ha sottolineato come l’Ente stia lavorando per ampliare l’offerta e rendere i servizi per l’infanzia sempre più accessibili alle famiglie mentre a Foligno la struttura di Borroni si “trova con un numero elevato di rinunce e la retta troppo alta”

E’ una struttura che da 13 anni rappresenta un punto di riferimento per tutte quelle famiglie che hanno in casa un malato di Alzheimer. A oggi ospita 66 persone (con una turnazione periodica), ma grazie al progetto “Di casa in casa” ci sono altre 24 famiglie che possono contare su un supporto concreto per i propri familiari affetti da tale patologia. Ma, a quanto pare, tutto questo non basta più. Dato che cresce sempre di più il numero di richieste per poter accedere a quel Centro Alzheimer su cui fa affidamento l’azienda sanitaria spoletina. E allora, cosa fare? E’ un interrogativo che si è posta, ed ha posto al pubblico presente, il direttore del Distretto sanitario 2 di Spoleto, Simona Antinarelli, l’altra sera al convegno “Alzheimer – una sfida possibile” organizzato dall’International Inner Wheel-club di Spoleto-Distretto 209. Un tema quanto mai di stretta attualità, anche per il fatto che l’Alzheimer è una patologia che su tutto il territorio nazionale conta 600 mila malati. Qualche novità, però, per Spoleto, pare ci sia all’orizzonte. Ed a parlarne è stata proprio lo stesso direttore, Antinarelli. “Il centro diurno comincia a essere insufficiente – sono state le sue parole – ma stiamo pensando a nuovi progetti, uno di questi riguarda l’assistenza domiciliare. Attualmente abbiamo quei pochi soldi che ci arrivano da un finanziamento regionale, e per poter portare a termine tale progetto chiediamo aiuto alla città”. In cosa consiste il progetto di assistenza domiciliare? A spiegarlo è stata Anna Laura Spinelli, geriatra del San Matteo degli Infermi di Spoleto. “Il servizio è rivolto a 20 pazienti, esattamente a coloro che, per svariati motivi, non possono accedere a quello ospedaliero – sono state le sue parole – ci sarà uno psicologo ma anche un infermiere. Gli incontri in famiglia saranno 10, e qui verrà principalmente spiegato ai familiari come meglio approcciarsi al malato, che così potrà restare nel suo rassicurante habitat. Oltre a questo, in casi straordinari, sarà a disposizione anche un servizio a chiamata”. Ma la dottoressa Spinelli, insieme alla psicologa Paola Quondan Girolamo, che grazie a una borsa di studio concessa dalla Fondazione Carispo e dalla Fondazione Giubileo, lavora gomito a gomito ormai da tre anni con la geriatra spoletina, un servizio lo offre già a chi a un certo punto della sua vita, viene colto da questa malattia degenerativa. “Abbiamo creato gruppi di stimolazione cognitiva – ha spiegato la Quondam Girolamo – c’è un incontro a settimana e qui i pazienti vengono sottoposti a stimolazioni della memoria e del linguaggio. A disposizione c’è poi uno Sportello per il supporto psicologico rivolto alle famiglie dei malati”. 

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