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Tre febbraio, Foligno ricorda il sacrificio dei deportati

Pubblicato il 3 Febbraio 2017 11:26 - Modificato il 5 Settembre 2023 18:11

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Era il 3 febbraio 1944 quando la furia nazi-fascista portò alla cattura di 24 giovani, presi dalle montagne di Foligno e deportati nei campi di concentramento di Mauthausen e Flossemburg. Di quei ventiquattro folignati, solamente in cinque riuscirono a tornare poi nella loro città. Sono passati settantatré anni da quel giorno, ma la città non vuole smettere di ricordare. Non lo vogliono fare soprattutto i tre partigiani (Angelini, Dell’Amico e Stella) presenti alla commemorazione che, come ogni anno, si è svolta davanti al monumento che si trova sulla rotatoria che di quel tragico giorno porta il nome e la data. Dopo la deposizione di una corona d’alloro, un’altra è stata piazzata di fronte la lapide all’interno del cimitero di Foligno, sulla quale sono incisi i nomi di coloro che hanno perso la vita nei lager. A scandire i loro nomi è stata Maria Pizzoni. “Bisogna far sì che quei giorni non tornino più” ha detto la rappresentante dell’Aned Umbria. “Nei campi di concentramento finirono molti ebrei, ma spesso si dimentica che lì furono portati anche tutti coloro che non si allinearono al regime – ha ricordato Manlio Marini, in rappresentanza di Anpi e Officina della memoria -. E’ doveroso e giusto commemorare i nostri concittadini che hanno dato la loro vita per i valori della democrazia e della libertà”. A sostituire il sindaco Nando Mismetti c’era l’assessore Maura Franquillo: “Anche mio zio materno fu rastrellato dalla montagna folignate in quel giorno, ma si salvò perché cadde dal convoglio e tutti pensarono che fosse morto – ha spiegato -, non bisogna mai abbassare la guardia, ma far tesoro della storia e degli errori commessi”. Ha voluto dire la sua anche Enrico Angelini, partigiano e memoria storica di quei tragici giorni: “La guerra – ha scandito con forza – ci ha portato via le illusioni e le speranze dei nostri venti anni”.

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