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Spoleto, un convegno per parlare dei beni culturali recuperati dal sisma del ’97

Pubblicato il 2 Novembre 2017 16:37

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L’appuntamento con l’evento è dal 19 al 28 luglio negli impianti sportivi di Bevagna, un’iniziativa che sin dalla prima edizione ha donato parte dei ricavati alla lotta contro il cancro. In 39 anni donati 20.000 euro per la ricerca e l’attività di supporto al Centro di salute del borgo

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Due i bandi previsti dalla Regione: il primo prevede lo stanziamento di 27 milioni di euro per attività agricole che intendano incrementare la redditività e la sostenibilità, mentre il secondo mette a disposizione 16 milioni di euro per le imprese agroalimentari umbre con l’obiettivo di aumentarne l’efficienza e la competitività

Doveva essere unicamente l’occasione per un confronto utile a ricordare la ricostruzione effettuata in Umbria dopo il terremoto del 1997. Un incontro per parlare, con l’ausilio di esperti e tecnici del settore, di quanto avvenuto nei venti anni da allora trascorsi. Ma gli eventi sismici dello scorso anno, hanno cambiato un po’ le carte, e allora il confronto sulla gestione che è stata fatta nei giorni immediatamente successivi ai due terremoti, del 1997 e del 2016 appunto, è stata una conseguenza inevitabile. E tutto ciò è avvenuto alla Rocca Albornoziana di Spoleto qualche giorno fa in occasione del convegno “Le politiche per il recupero ed il ripristino dei beni culturali messe in atto in Umbria dopo il sisma del 1997” a cui hanno partecipato, coordinati da Alfiero Moretti, dirigente dell’ufficio speciale per la ricostruzione, Fabrizio Cardarelli, sindaco del Comune di Spoleto e Catiuscia Marini, presidente della Regione Umbria, al tavolo affiancati da Stefano Mancini, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Perugia, da Maria Luisa Guerrini, presidente dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Perugia e da Enzo Tonzani, presidente del Collegio dei geometri e geometri laureati della Provincia di Perugia. E proprio in apertura, il sindaco Cardarelli, oltre a celebrare la capacità e la competenza dimostrate nell’affrontare il difficile processo di ricostruzione a seguito dei fatti del 1997, ha voluto parlare anche della situazione attuale. “Quella del 1997 è stata una ricostruzione presa sovente a modello – ha detto – un sistema per tanti versi esemplare, capace di dare lezione. Auspico con forza che per affrontare l’emergenza attuale si ricorra ad un sistema analogo a quello del ‘97, che conceda autonomia gestionale e spazio di manovra ai presidenti delle Regioni e alle autorità regionali, soggetti cioè che conoscono in maniera profonda i contesti e le dinamiche su cui si va ad operare e a cui sta massimamente a cuore il proprio territorio. Credo nel presidente della mia regione, perché ha girato e ha visto quali sono le reali necessità della gente”. Anche la presidente Marini nel suo intervento ha intrecciato storia e attualità, ha parlato della ricostruzione del 1997 e dell’emergenza ancora in atto, ricordando come, se anche l’area geografica dell’attuale sisma sia stata più contenuta di quella del 97, più profonde e gravi siano state le ferite causate dalle scosse del 2016. La sfida dell’oggi è quella concepire ha detto un sistema di ricostruzione che sappia far tesoro delle conoscenze e delle esperienze di tecnici e addetti ai lavori ma che sappia allegarsi ad un processo di condivisione e di partecipazione con la comunità e con la popolazione. Ma non solo. Si è parlato anche di quali possano essere le più adeguate modalità di intervento utili a fare prevenzione anche per quanto concerne i beni culturali “non ancora feriti – ha detto la presidente della Regione dell’Umbria, Catiuscia Marini – il sisma del 1997 ci ha riconsegnato beni profondamente feriti, il 2016 invece che alcuni di questi beni possono essere definitivamente compromessi. Il tema della prevenzione anche sul bene non ferito, dunque, è di fondamentale importanza affinchè possano essere protetti. E questo credo sia un dovere pubblico e istituzionale. Le potenzialità tecniche ci sono, e oggi siamo supportati anche dalla tecnologia, ma dobbiamo fare un lavoro di squadra, una azione concreta e concertata di operatività sul campo”. E l’esempio è stata la Basilica di Norcia la cui ricostruzione, a detta della presidente Marini “non può essere di competenza di un solo parte, ma condivisa da più soggetti”. Ma c’è un ostacolo, allo stato attuale delle cose, che pare non si riesca ancora superare. E questo si chiama burocrazia. “Se tutti i sindaci dei Comuni colpiti lamentano certe problematiche, o siamo tutti matti o qualche problema c’è”, ha aggiunto Cardarelli. E quindi “dobbiamo capire dove sono le criticità, alcune delle quali sono chiare e altre no”, ha aggiunto Alfiero Moretti, dirigente regionale della Protezione civile.

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