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Maran, tante incertezze e quale possibile acquirente

Pubblicato il 11 Gennaio 2018 11:13

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C’è chi dice che di imprenditori pronti a rilevare l’azienda ce ne siano due. E chi ne ipotizza qualcuno in più, almeno il doppio. Certo è che anche qualora ci fosse qualche industriale interessato ad acquisire la Maran, comunque per i dipendenti non sarà certo un cambio indolore sotto il profilo occupazionale o remunerativo. Senza contare poi che lo spettro della cassa integrazione o addirittura del fallimento, è comunque sempre dietro l’angolo. Insomma, la vertenza Maran non è certo una di quelle vicende lavorative che interessa tante famiglie della città, delle più facili da risolvere. E lo sanno bene i sindacati di categoria, Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uilcom Uil. Lo sa bene anche l’amministrazione comunale di Spoleto, che martedì mattina ha preso visione di quel piano programmatico (e non industriale di certo) che avanza delle ipotesi risolutive non rassicuranti, ma soprattutto lo sanno i 350 dipendenti, la stragrande maggioranza dei quali ora sta davvero temendo per la propria stabilità occupazionale. “Almeno siamo riusciti a mettere tutti intorno a un tavolo – sono state le parole della vicesindaco di Spoleto, Maria Elena Bececco, che insieme all’assessore allo Sviluppo economico, Corrado Castrivillari, stanno seguendo la vertenza Maran – speriamo di trovare insieme una soluzione per poter uscire da questa situazione”. Ma in quel prospetto posto all’attenzione dell’amministrazione comunale e dei sindacati di categoria martedì mattina scorso, poco o nulla c’è di positivo per futuro dei lavoratori. E non lo sarebbe nemmeno qualora subentrasse uno degli imprenditori che, a detta dell’azienda, si stanno interessando all’acquisto della stessa. Seppur per diversi aspetti, non certo “indolore” per i lavoratori della Maran. Sì, perché, a quanto pare, c’è chi, rilevando l’azienda, opterebbe per una riduzione della forza lavoro mantenendo gli stessi contratti e chi invece quegli stessi dipendenti li terrebbe ma a una condizione contrattuale ben diversa da quella attuale. Ora, quale sia il male minore, è sicuramente difficile da decifrare (sempre ammesso che tali imprenditori ci siano), certo è che Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uilcom Uil dicono un perentorio “no a qualsiasi proposta che preveda solo tagli occupazionali e riduzioni del salario”. Organizzazioni sindacali che preferiscono restare in silenzio per il momento, anche in vista del prossimo incontro che avranno con la dirigenza Maran il prossimo 16 gennaio. La preoccupazione tra i lavoratori è palpabile, però. E lo si è evinto anche in occasione dell’altro incontro che ha caratterizzato la giornata di martedì scorso e che li ha visti di fronte a una proprietà, rappresentata da Teresa Maran e dal consulente aziendale Andrea Marzapane. “La prima possibilità che ci è stata prospettata è quella del fallimento – spiega una delle dipendenti Maran che non nasconde la sua preoccupazione nonché la sua indignazione per essere arrivati, in qualche modo, a un punto del problema di non ritorno – un’altra è quella di un partner finanziario che investa sul progetto Maran, in questo caso sarebbero previsti 50 esuberi e licenziamento con riassunzione a contratto Co.Co.Co.”. Ma non è tutto. Di scenario c’è n’è un terzo, secondo quanto spiega la dipendente Maran. Ed è, sì, quella dell’arrivo di un partner industriale che investa sul progetto Maran, con una nuova tipologia di contratto ma con un non ben chiaro numero esuberi. “In questo caso, però – conclude la dipendente – il cambio contratto significherebbe licenziamento e riassunzione sempre a Co.Co.Co. con un compenso fisso di 200 euro”. Tre ipotesi per le quali, la stragrande maggioranza dei dipendenti, insieme alle tre sigle sindacali, dice un “no” perentorio. Ora non resta che attendere il prossimo incontro, quello tra proprietà e sindacati, utile a valutare anche una sola possibilità utile a salvare il salvabile. Uno su tutti: tutelare il posto di lavoro dei dipendenti Maran. 

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