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Fascia appenninica, calano gli abitanti. Bravi: “Nocera rischia di scomparire dalle cartine”

Pubblicato il 9 Ottobre 2018 11:32 - Modificato il 5 Settembre 2023 15:36

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È un quadro a tinte molto fosche quello che delinea Mario Bravi, responsabile Cgil per le zone della Valle Umbra Sud, a proposito dello spopolamento che sta interessando la Fascia appenninica, a cominciare dal comune di Nocera Umbra. Nella città delle Acque negli ultimi sette anni si sarebbe registrato un calo della popolazione dell’8 per cento. Dal 2010 al 2017, infatti, gli abitanti sono passati da 6.175 a 5.711. Un calo di 464 unità che ha interessato non solo la popolazione locale ma anche quella straniera, oggi ferma a 627 persone. Nel solo 2017 sono stati un centinaio gli abitanti che hanno lasciato Nocera Umbra, di questi una ventina quelli che hanno scelto il trasferimento all’estero. “Sta ripartendo – sottolinea a questo proposito Bravi – quella fase di emigrazione, che aveva caratterizzato il dopoguerra. Di questo passo – prosegue – Nocera Umbra rischia nell’arco di un secolo di sparire dalla cartina geografica e di morire”. Per il sindacalista non si tratta di un’esagerazione, quanto piuttosto di un’analisi cruda di quella che è la realtà. “Stupisce in questo contesto – afferma – la reazione del sindaco che considera questi dati del tutto normali e il paradosso del vicesindaco leghista, Virginio Caparvi, che parla di ‘invasione’ imminente o in corso”. La soluzione? “Costruire un progetto che faccia uscire dalla crisi Nocera e tutta la fascia appenninica”, spiega. Sì, perché, per Mario Bravi, Nocera è di fatto solo “la punta dell’iceberg della crisi infinita” che sta interessando tutta l’Umbria. “Nel 2018 – aggiunge – a fronte di 30 nascite, ci sono stati circa 90 decessi”. A frenare l’esodo solo la presenza di cittadini stranieri, pari all’11 per cento della popolazione. “È solo grazie alla loro presenza – ribadisce – se è possibile mantenere e far vivere alcuni plessi scolastici”. L’imperativo, dunque, è “agire e reagire in fretta, ponendo le basi – conclude Mario Bravi – per un progetto che costruisca veramente il futuro. Il riconoscimento di area di crisi è importante, ma assolutamente non sufficiente”.

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