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Sperandio chiede il potenziamento dell’ospedale e dice no alla sanità privata

Pubblicato il 12 Maggio 2020 11:32 - Modificato il 5 Settembre 2023 13:46

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Quale sarà la linea che le amministrazioni regionali e locali tracceranno a proposito del futuro dell’ospedale di Foligno? Il San Giovanni Battista sarà potenziato, garantendo così prestazioni di eccellenza ai cittadini? È quanto si chiede il sindaco di Trevi, Bernardino Sperandio, che ad una settimana esatta dall’avvio della “Fase 2”, interroga le istituzioni regionali e locali sul da farsi.

“La straordinarietà del Covid-19, affrontata con grande dedizione e professionalità da tutto il personale che ringrazio sentitamente – commenta a questo proposito il primo cittadino -, ha portato alla luce, se c’era ancora bisogno, criticità le cui soluzioni non sono più rinviabili”. Il riferimento è, in primis, alla carenza di personale, da quello dirigenziale ai medici ed agli infermieri, per poi passare ai deficit strutturali del pronto soccorso, “ormai troppo ‘stretto’ – sottolinea il sindaco trevano – per far fronte ai numerosi accessi giornalieri e inadeguato alle nuove emergenze”. 

Criticità che per Sperandio richiedono “un impegno serio, determinato e immediato da parte delle istituzioni preposte per garantire alla collettività servizi sanitari sempre più adeguati ed efficienti”. Necessario, dunque, un potenziamento che il sindaco apostrofa come “inderogabile”. “Com’è inderogabile – aggiunge – mettere mano alle liste d’attesa”. Da Bernardino Sperandio, poi, un secco no al “modello lombardo”. “Questa difficile contingenza – ha detto – ha fatto emergere il ruolo centrale della sanità pubblica. Le strutture private – ha sottolineato – non possono garantire standard assistenziali di questi livelli e la sanità non può essere legata esclusivamente al profitto di pochi. Il diritto alla salute è di tutti e a tutti va garantito”.

In quest’ottica, il sindaco trevano ha infine sottolineato il grande lavoro svolto sul territorio dal dipartimento di prevenzione dell’Usl Umbria 2, in collaborazione con i medici di medicina generale “che fin dal primo momento – ha quindi concluso – hanno garantito misure di contenimento e non hanno mai smesso di dare risposte alla cittadinanza e ai Comuni”.

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