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Comunicazione o propaganda?

Pubblicato il 18 Ottobre 2020 08:18 - Modificato il 5 Settembre 2023 13:13

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“Le masse non hanno mai avuto sete di verità. 

Chi può fornire loro illusioni diviene facilmente il loro comandante;

Chi tenta di distruggere le loro illusioni è sempre la loro vittima”.

Gustav Le Bon

 

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un crescendo di tecniche di comunicazione di massa, volte a instaurare dei processi di persuasione all’interno della nostra società.

Ma come è possibile che un messaggio possa modificare i nostri atteggiamenti, ovvero creare sull’individuo che lo riceve un effetto persuasivo? 

Come tutti sappiamo la comunicazione tra esseri umani è sostanzialmente uno scambio di messaggi e di informazioni non verbali tra un soggetto che emette dei messaggi, ed un altro che li riceve, questo ci riporta alla fonte etimologica della parola derivante dal latino communi agereche significa “agire in comune”, e spiega come attraverso la condivisione di azioni ed informazioni, le persone si scambino opinioni e creino relazioni più o meno sane.

Quando però lo scambio di questi messaggi, (tra la persona che li emette e l’altra che li riceve) ha come scopo primario quello di modificare atteggiamenti e comportamenti del ricevente, allora non si parla più di comunicazione ma entriamo nel campo della “persuasione”. 

Nella società moderna, tutti noi siamo continuamente esposti a messaggi comunicativi con finalità persuasive, è stato calcolato che in media siamo esposti a circa duemila messaggi pubblicitari al giorno, includendo nel conteggio, non solo i messaggi radiofonici e televisivi, ma anche i cartelloni, le affissioni pubblicitarie, i messaggi sulla stampa e quant’altro.

Se poi allarghiamo questa metodologia comunicativa alle masse, e la sovrapponiamo agli atteggiamenti elettorali con le intenzioni di voto, allora si entra nel campo della “propaganda”. 

Il giornalista francese Gustav Le Bon tramite il suo bellissimo volume“la psicologia delle folle”spiega benissimo quali siano i processi di persuasione che vengono posti in essere da abili comunicatori senza scrupoli.

Se curiosiamo nella cronaca storica, si parla che Adolf Hitler e Benito Mussolini, avessero sempre con loro questo volume, a dimostrazione di quanto fosse considerato importante per le strategie di propaganda del tempo.

Ma che cosa aveva scoperto Le Bon di così importante da attrarre l’attenzione di questi spietati gerarchi?

Le Bon aveva notato come le persone, quando riunite in gruppi di ampie dimensioni, tendono a far funzionare meno le loro capacità critiche ed intellettuali, ponendo in essere un comportamento uniforme, tanto da far pensare ad una sorta di unità mentale collettiva primitiva.

A questo punto la folla instaura una connessione mentale comune, che porta ad una blanda ipnosi collettiva mettendo in atto cosi quel fenomeno chiamato “suggestione”.

Questo fenomeno di suggestione porterebbe il singolo individuo a manifestare dei comportamenti diversi da quelli che attuerebbe se si trovasse da solo, quindi una persona dotata di particolare fascino e prestigio, può in qualche modo dirigere le coscienze e le azioni degli individui, neutralizzando di fatto la razionalità dei singoli.

Questa teoria, che nella realtà è stata anche abbastanza verificata, è stata usata da Hitler per preparare I suoi discorsi alle folle, e per essere ancora più efficace lo stesso si preparava il discorso all’interno di una sala rivestita di specchi, studiando maniacalmente ogni suo singolo gesto in modo da ipnotizzare la volontà dei singoli ed orientarla verso una unità mentale collettiva, per poi utilizzarla facilmente ai propri scopi.

Oggi la nuova propaganda si diffonde con il web, la distorsione della comunicazione che il digitale offre, rischia di far perdere la nostra consapevolezza della verità, ed in questo siamo tutti un po’ responsabili, o complici.

La nostra mancanza di consapevolezza non ci fa percepire le drammatiche conseguenze di una condivisione su un contenuto per nulla verificato, ci sentiamo cosi invulnerabili dà esporci in maniera personale con sentenze e giudizi “inappellabili” su temi in cui non abbiamo nessuna conoscenza specifica, difendiamo idee e convinzioni a spada tratta senza accettare nessun contraddittorio, anzi lo attacchiamo violentemente, cercando di demonizzare chi non la pensa come noi.

Purtroppo senza consapevolezza, senza cultura digitale, senza educazione all’ascolto ed al rispetto dell’altro, e considerato l’alto numero di “analfabeti funzionali” che tramite una tastiera ed una connessione si ergono a censori e giudici inappellabili, gli utenti che manifestano idee diverse dalle loro, diventano carne da macello e bersagli da abbattere. Tutto questo per aver regalato la nostraintelligenza socialea manipolatori di folle senza scrupoli.

In un mondo digitale palesemente sistemista, potente e persuasivo, l’unica chances che ci rimane è la consapevolezza di chi siamo, di cosa siamo e di che cosa possiamo e sappiamo fare, solo cosi riusciremo a trasformare il web, in quella meravigliosa occasione di crescita e condivisione collettiva, in modo da ritrovare quell’umanità che tutti noi abbiamo seppellito sotto una manciata di tasti.

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