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Cresce la filiera del nocciolo in Umbria

Pubblicato il 25 Novembre 2021 10:43 - Modificato il 5 Settembre 2023 11:33

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A più di tre anni dall’inizio della filiera nel territorio umbro, l’incontro si è svolto attorno ai temi di Aggregazione, Transizione ecologica e Sviluppo economico sostenibile, divenuti punti cardine in un momento dove sono sempre di più le imprese che vogliono crescere salvaguardando la sostenibilità sia ambientale che economica.

GLI OSPITI – Tra i presenti all’appuntamento, organizzato da Confagricoltura Umbria e ProAgri, Domenico Brugnoni (presidente ProAgri), Angelo Frascarelli (presidente ISMEA), Daniela Farinelli (Dipartimento di scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università di Perugia) e Fabio Piretta (project manager Ferrero Hco). La moderazione dell’incontro è stata affidata a Fabio Rossi, presidente di Confagricoltura Umbria, mentre Roberto Morroni, assessore regionale alle politiche agricole e agroalimentari dell’Umbria, ha concluso i lavori.

LE CIFRE – Il contratto tra ProAgri e la Ferrero è stato ampliato, più che raddoppiando gli ettari da destinare a nocciolo: si passa, infatti, dai 700 iniziali a quota 1500, con altri 100 ettari che verranno messi a dimora nelle prossime settimane dopo i già disponibili.

“UNA DELLE SCELTE VIRTUOSE DELLA NOSTRA REGIONE” – “Così – ha riportato l’Assessore Regionale Morroni – a cui stanno seguendo quelle dell’olivicoltura, del tartufo e del luppolo”. “Un percorso – ha poi aggiunto – che porta ad irrobustire la capacità produttiva e a dare sviluppo in generale al settore agricolo che in Umbria ha capacità di crescita, ma solo se saremo capaci di cambiare”. L’obiettivo di 1500 ettari, che verrebbe raggiunto nel 2026, porterebbe la regione umbra tra le prime cinque realtà su scala nazionale.

LAVORO DI SQUADRA – “Il contratto – ha spiegato il Presidente ISMEA Frascarelli – è la migliore soluzione per far crescere una filiera in fase di formazione visto che l’investimento fatto oggi porta i primi ricavi dopo 5 anni”. Per farlo, la via migliore sembra essere quella di un’interazione “ibrida”, con un’interlocuzione tra proprietari fondiari, conduttori di azienda, contoterzisti con forme di compartecipazione ed interlocuzioni con le imprese di trasformazione.

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