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Rapporto Svimez: in Umbra crescita vicina allo zero

Per l'Associazione, realtà come Lazio e Toscana si allontanano dal Cuore verde d'Italia. Nel 2024 economia su solo dello 0,6% rispetto all'anno precedente. Andrà peggio nel 2025

Pubblicato il 14 Marzo 2024 18:38 - Modificato il 15 Marzo 2024 14:53

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Per l’Umbria si prospetta una crescita economica prossima allo zero, questo quanto emerge dal rapporto di Svimez per il 2023-2025.

Secondo i dati dell’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, il Cuore verde d’Italia che si dimostra da più di vent’anni succube di un “freno a mano tirato” per quanto riguarda la crescita economica. Di fatti, per quanto riguarda la crescita del Prodotto interno lordo tra il 2000 e il 2020, l’Umbria occupa la sedicesima posizione, davanti soltanto a Liguria, Sicilia, Molise e Calabria, mantenendo comunque anche un indice di precarietà molto elevato, superiore a tutte le regioni del Centro-Nord.

Il rapporto di Svimez sottolinea anche come, durante il Covid, l’Umbria sia stata indubbiamente la regione del Centro Italia più colpita dalla pandemia a livello economico, infatti dal 2019 al 2022 si è assistito a una decrescita dell’1,6 per cento del Pil regionale, più di un punto percentuale rispetto a regioni come Lazio e Toscana.

A questo va aggiunto che, secondo il rapporto, la crescita economica umbra nel 2023 è stata solo dello 0,2%, ma nei prossimi anni la situazione non sembra essere promettente, Infatti, per l’anno corrente è prevista una crescita inferiore al 2023 di 0,6 punti percentuali, che dunque si attesterà sullo 0,14, mentre nel 2025 dello 0,4 per cento.

Nel rilancio economico, il rapporto sottolinea che Toscana e Lazio stiano marciando ad un passo completamente diverso dall’Umbria e le Marche, che dunque risultano sempre più lontane in termini di crescita economica rispetto ai propri “vicini di casa”.

Umbria che dunque sta dando “segnali in chiaroscuro” secondo il presidente di Uil Umbria Maurizio Molinari. “Quanto emerge da questo rapporto – dice Molinari – è che un cambio di passo è necessario, siamo preoccupati, a fare le spese della situazione attuale, in caso di un mancata sterzata in positivo, sono le imprese e soprattutto i lavoratori. Temiamo che una crescita occupazionale non sia abbastanza – ha poi concluso – nonostante la notizia ci renda felici, dobbiamo continuare a rimanere vigili e a monitorare la situazione della nostra regione per garantire un’occupazione dignitosa e in linea con le aspettative di ciascuno”.

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