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Autismo, il Serafico lancia l’allarme: “Disturbi in aumento, supportare soprattutto le famiglie”

Secondo i dati dell'Istituto assisano negli ultimi cinque anni sono cresciute le richieste di valutazione clinico-funzionale per bambini al di sotto dei cinque anni. I casi esplodono e aumentano le difficoltà per i ragazzi e i loro cari

Pubblicato il 2 Aprile 2024 15:12 - Modificato il 2 Aprile 2024 19:52

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Ricorre oggi, martedì 2 aprile, la Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo, un’occasione voluta dall’Onu per puntare i riflettori su bisogni e diritti di chi ha un disturbo dello spettro autistico, e che si lega a doppio filo a un altro aspetto estremamente attuale del dibattito: l’aumento delle diagnosi e dei casi clinicamente accertati. Nei Paesi occidentali, Stati Uniti in testa, le diagnosi infantili sono in aumento costante da decenni, ma sulle cause si continua a dibattere da tempo. Anche l’Italia, perfettamente in linea con i dati che arrivano da Oltreoceano, negli ultimi anni ha visto un’impennata di casi: a lanciare l’allarme è l’Istituto Serafico di Assisi – che dal 1871 si pone come un Centro di eccellenza nell’ambito della riabilitazione, della ricerca e dell’innovazione medico-scientifica per bambini e giovani adulti con disabilità fisiche, psichiche e sensoriali – che basandosi sulle diagnosi effettuate nel corso degli ultimi cinque anni (2018-2023) registra un aumento dell’11%. Secondo i dati dell’Istituto, infatti, dall’esame delle valutazioni clinico-funzionali svolte nell’ultimo quinquennio, il 36% dei bambini e ragazzi che ha avuto accesso alla valutazione è risultato affetto da disturbi dello spettro autistico. L’aumento del numero di casi, dunque, è fin troppo significativo: “A oggi parlare di una vera e propria emergenza in merito ai disturbi dello spettro autistico è d’obbligo” spiega Gianni Lanfaloni, psicologo clinico e responsabile Unità DSA dell’Istituto Serafico, secondo cui le cause di questo aumento affondano le radici, come evidenziato da recenti studi statunitensi, nel complesso sistema della genetica e dell’epigenetica. E quindi entrano in campo la familiarità, l’essere portatori di determinate malattie, i fattori ambientali, le diagnosi tardive. “La diagnosi precoce infatti – continua Lanfaloni – permette alla famiglia di iniziare fin da subito un percorso riabilitativo che permette di recuperare moltissimo”.

Con l’intenzione di aumentare la consapevolezza sui disturbi dello spettro autistico e di invocare maggiore concretezza nell’affrontare i tanti problemi con cui si scontrano quotidianamente le persone con disturbi del neurosviluppo, la presidente dell’Istituto Serafico, Francesca Di Maolo, ha sottolineato la necessità di farlo “anche per le famiglie di queste persone, che hanno bisogno di essere guidate e seguite non solo fornendo loro servizi adeguati, ma anche attraverso percorsi che le supportino in tutte le fasi del percorso riabilitativo. Il nostro Ssn a volte si rivela insufficiente anche quando si ha la fortuna di avere una diagnosi precoce, perché la presa in carico, poi, è sempre molto complessa. Negli ultimi anni sono esplose le diagnosi di autismo e hanno portato al collasso i Centri di Neuropsichiatria di tutta Italia, facendo sentire il peso della carenza di personale specializzato””. Un peso, ribadisce la Di Maolo “che portano sulle spalle soprattutto le famiglie”.

Il Serafico, che nell’ultimo anno ha aumentato le valutazioni clinico funzionali, invoca in primis la necessità di lavorare sull’aspetto multidisciplinare nell’ambito della presa in carico: “È necessario – ha spiegato ancora la presidente – assicurare una varietà di offerte sul piano dei servizi, affinché i percorsi riabilitativi non siano più frammentari come adesso”. Il nuovo Centro di Riabilitazione dell’Istituto, che verrà inaugurato il prossimo 6 maggio, infatti è pensato proprio per essere accessibile a tutti, anche alle persone con disturbi dello spettro autistico. Grazie agli ambulatori verrà messa a disposizione del territorio un’équipe multidisciplinare capace di lavorare ‘in squadra’ e di seguire un progetto riabilitativo individuale per ogni paziente “senza mai dimenticare – sottolinea ancora la Di Maolo – che le persone più fragili possono e devono trovare percorsi ad hoc per esprimere i propri talenti in qualsiasi ambito della vita”.

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