Una mattinata densa di emozione e momenti di riflessione. È quella che ha visto protagonisti gli studenti e le studentesse delle scuole secondarie di primo e secondo grado di Foligno, che hanno avuto la possibilità di ascoltare e interloquire con Gino Cecchettin.
Questa mattina (mercoledì 21 gennaio) oltre mille studenti hanno popolato la platea dell’auditorium “San Domenico”. Un incontro diviso in due momenti: il primo, alle 9, dedicato agli studenti delle secondarie di primo grado e il secondo, alle 11, per gli alunni più grandi. In entrambi i momenti ragazzi e ragazze hanno potuto ascoltare le parole di Cecchettin, papà di Giulia uccisa dall’ex fidanzato nel novembre del 2023, ma anche autore del libro “Cara Giulia” e fondatore della fondazione Giulia Cecchettin.
Tanti gli studenti che, nel corso dell’incontro, gli hanno rivolto delle domande. Come Alessio che gli ha chiesto “Tra questi Alessio che ha chiesto: “Secondo lei noi adolescenti “come possiamo abituarci a vivere il rifiuto o la fine della relazione, non come un fallimento personale ma come fase naturale della nostra crescita”. “L’ironia aiuta, viveteli come ‘due di picche’ – è intervenuto Gino Cecchettin –. Non si può piacere a tutti e ci sta che una relazione finisca, è nell’ordine delle cose. Dobbiamo essere coscienti che non abbiamo la capacità di decidere per gli altri. Se la mia fidanzata decide che la storia è finita, va bene, la prima cosa che dovremmo dire è ‘ti auguro tanta felicità’, perché se le vuoi bene questo le devi dire”.
Ad intervenire anche Vanessa. “Se una nostra amica o un nostro amico sta vivendo una relazione o un’amicizia che lo opprime e lo costringe ad essere ciò che non è – ha domandato -, qual è il limite tra farsi i fatti propri e il dovere di intervenire in qualche modo?”. “Sono fatti nostri – ha risposto Cecchettin – e quindi quando ci viene detto di non impicciarci, bisogna a volte dire ‘no io le voglio bene, quindi devo intervenire’. E siccome rientra nella mia sfera d’amore posso fare di tutto, anche chiamare il 1522 e spiegare la situazione chiedendo cosa fare. Posso confrontarmi con gli esperti, gli insegnanti e i genitori e non dobbiamo sentirci giudicati. Se veramente ami la tua amica vai avanti. Stai facendo la differenza tra la vita e la morte”.
Un’altra studentessa ha poi chiesto al papà di Giulia come avesse fatto a trasformare il dolore. “Spesso noi pensiamo che il dolore – accompagni la sofferenza e quindi diamo al dolore un connotato negativo. Invece – ha detto Cecchettin – il dolore serve perché è il momento della quiete. Per me è il momento in cui sto in contatto con Giulia. All’inizio era accompagnato dalla sofferenza per la mancanza. Adesso non c’è la sofferenza e il dolore mi fa vivere con Giulia. Questa è una differenza sottile e solo provandolo tutti i giorni riesci a capire che ci può essere dolore, ma si può soffrire nel dolore”.
Studenti, ma non solo. Presenti ai due incontri anche l’assessore comunale alla Scuola, Elisabetta Ugolinelli, e rappresentanti delle forze dell’ordine. L’evento, dal titolo “CostruiAmo speranza”, è stato organizzato dalla pastorale giovanile nell’ambito delle celebrazioni per San Feliciano, in partenariato con la Diocesi, la cooperativa Densa e la Fondazione San Domenico da Foligno, e si inserisce tra le azioni del progetto “Lettera alla città – per il contrasto alle povertà educative”.



















