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A Belfiore si parla di medicina narrativa e IA con Paolo Trenta e Mauro Zampolini

Dal titolo "Dialogo sulla cura: tra umanizzazione e tecnologia”, l’incontro è in programma per domenica 25 gennaio nella sala del Convento GM5. L’evento sarà trasmesso anche in streaming

Pubblicato il 25 Gennaio 2026 10:31 - Modificato il 25 Gennaio 2026 11:32

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In programma per oggi (domenica 25 gennaio), alle 17, un evento di grande rilevanza per il dibattito sulla medicina del futuro, ospitato nella sala del Convento GM5 in via Giacomo Matteotti 5, a Belfiore, e trasmesso anche in diretta streaming. Il tema, molto sentito in questo momento, è il “Dialogo sulla cura: tra umanizzazione e tecnologia”. L’incontro vedrà protagoniste due figure di spicco: Paolo Trenta e Mauro Zampolini, in un confronto tra medicina narrativa e intelligenza artificiale che interroga il cuore della pratica clinica contemporanea.

Paolo Trenta, sociologo, autore del recente “Libro sulla Postura Narrativa”, esplorerà i fondamenti di questa visione clinico-assistenziale, ovvero l’ascolto attivo, lo sguardo empatico e il dialogo come pilastri di un approccio che pone al centro la persona nella sua unicità. Non si tratta di una mera tecnica, ma di un “habitus” – un modo di essere – che richiede curiosità e riflessività per trasformare la relazione di cura.

Di contro, Mauro Zampolini, direttore dei Dipartimenti di Neurologia e Riabilitazione dell’Usl Umbria 2 e presidente della sezione UEMS-PRM a Bruxelles, porterà l’esperienza del Gruppo intersocietario italiano su intelligenza artificiale e riabilitazione (GIIAR). Zampolini, autore di position statement europei sull’AI in riabilitazione, analizzerà la doppia faccia dell’algoritmo: da un lato, una “matita glorificata” , parafrasando Karl Popper, che potenzia diagnosi precoci per Parkinson, Alzheimer e oncologia di precisione, democratizza l’assistenza via telemedicina e libera tempo per il rapporto umano; dall’altro, il rischio di disumanizzazione, con i punti deboli dell’intelligenza artificiale, erosione del rapporto medico-paziente e dipendenze cognitive.

Il dialogo si articolerà su temi cruciali: la promessa di un’IA antropocentrica che “umanizza la macchina, non macchinizza l’uomo”, citando Paolo Benanti, potenziando il ruolo del medico, non esecutore di protocolli ma autore del percorso terapeutico, che si basa su fiducia ed etica relazionale, come “architetto della narrativa della cura”, capace di coniugare evidenze scientifiche e bisogni narrativi del paziente con l’innovazione etica.

In un’era in cui Erich Fromm avvertiva del pericolo di “diventare robot”, questo evento offre strumenti concreti per una medicina centrata sulla persona.

L’incontro rappresenta un’opportunità per i professionisti sanitari e i cittadini per riflettere su come governare la complessità tecnologica senza perdere l’essenza umana della cura. Come sottolinea Zampolini: “L’IA non sostituirà i medici, ma i medici che usano l’IA sostituiranno quelli che non la usano”.

L’intelligenza artificiale come specchio dell’umanità: la responsabilità sta nel trasformarla da minaccia in alleata.

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