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L’IA per la medicina di famiglia: anche l’Umbria nella sperimentazione nazionale

Per i prossimi 12 mesi, 165 medici di medicina generale delle Aziende sanitarie umbre utilizzeranno questa nuova piattaforma nell’attività clinica quotidiana. Proietti: “Obiettivo migliorare l’appropriatezza delle cure e la presa in carico dei pazienti”

Pubblicato il 15 Gennaio 2026 16:53 - Modificato il 16 Gennaio 2026 15:26

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C’è anche l’Umbria nel progetto ministeriale sperimentale avviato a livello nazionale per l’applicazione dell’intelligenza artificiale alla medicina di famiglia. La giunta Proietti ha, infatti, aderito alla fase 2, che prevede l’utilizzo di una piattaforma di intelligenza artificiale sviluppata dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) a supporto dell’assistenza primaria.

Obiettivo dichiarato migliorare la qualità delle cure e rendere più efficiente l’assistenza territoriale. Il progetto, realizzato all’interno della Missione 6 Salute del Piano nazionale di ripresa e resilienza, si inserisce in un quadro più ampio di potenziamento del Servizio sanitario nazionale.

Entrando nel merito, per i prossimi dodici mesi 165 medici di medicina generale delle Aziende sanitarie umbre utilizzeranno la piattaforma nell’attività clinica quotidiana. In particolare, verranno forniti suggerimenti clinici non vincolanti basati su linee guida e percorsi diagnostico-terapeutici condivisi, con particolare attenzione alla gestione delle patologie croniche, alla prevenzione e alla promozione della salute, senza però sostituirsi al giudizio del medico. Nella fase iniziale la piattaforma sarà accessibile in cloud tramite browser e non utilizzerà dati personali dei pazienti, nel pieno rispetto della normativa sulla protezione dei dati.    

“Abbiamo scelto di partecipare a questa sperimentazione nazionale – ha dichiarato la presidente Stefania Proietti – perché rappresenta un’opportunità concreta per rafforzare la medicina di prossimità e supportare il lavoro dei medici di famiglia. L’intelligenza artificiale – ha quindi sottolineato -, se utilizzata in modo responsabile e validata sul campo, può contribuire a migliorare l’appropriatezza delle cure e la presa in carico dei pazienti, soprattutto di quelli cronici”.  

In questo contesto la Regione avrà un ruolo attivo nel coordinamento territoriale della sperimentazione, nel monitoraggio delle attività e nella raccolta dei dati di valutazione, che serviranno a validare l’efficacia e l’affidabilità della piattaforma prima di una possibile estensione su scala nazionale.

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