Restauro per due i busti di Gian Lorenzo Bernini che fanno parte del patrimonio del Museo capitolare diocesano di Foligno. Un importante intervento, quello effettuato negli scorsi giorni proprio nel palazzo delle Canoniche, grazie al quale le opere dello scultore sono tornate a splendere, prima della partenza, che si è tenuta venerdì 30 gennaio, per Roma. Una volta raggiunta la Capitale, saranno esposte a palazzo Barberini, dimora delle Gallerie nazionali di arte antica per la mostra “Bernini e i Barberini”. “Una mostra – ha spiegato Marta Onali, curatrice dei beni culturali della Diocesi di Foligno –, in programma dal 12 febbraio al 14 giugno, volta ad indagare la relazione tra l’artista e Maffeo Barberini, ovvero papa Urbano VIII”. Un’esposizione dal calibro elevato, per la quale, appunto, sono stati richiesti in prestito i busti marmorei ritraenti Bartolomeo Roscioli, segretario particolare di papa Urbano VIII, e la moglie, Diana de Paulo. Le due opere, infatti, come specificato da Onali “entreranno nel percorso della mostra in una specifica sezione dedicata alla corte papale”.
Come detto, i busti prima di arrivare nella Capitale sono state interessate da un intervento di restauro ad opera della ditta Estia, sotto la sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio dell’Umbria. “La conservazione delle opere è piuttosto buona – ha spiegato l’amministratore unico Paolo Pecorelli –, al netto della presenza di diversi strati di particolari cere applicate nel tempo per lucidare i marmi che hanno creato un effetto satinato sulla superficie. Attualmente ci troviamo, dunque, in presenza di un notevole strato che è stato opportuno togliere, anche in vista dell’importante collocazione museale dei pezzi”. Questa, dunque, la principale attività dell’intervento che ha previsto l’utilizzo di sostanze non aggressive e non nocive. “Abbiamo proceduto per gradi – ha sottolineato Pecorelli – per mantenere il controllo del lavoro e giungere a un risultato soddisfacente. Il nostro obiettivo non è riportare il marmo come nuovo, come se fosse uscito dalla bottega dello scultore, ma cercare di mantenere una patina che testimoni l’antichità e il passaggio dell’opera nel corso dei secoli”.
Alle operazioni di restauro ha potuto assistere anche la cittadinanza, nel corso di una visita dedicata. “Si è trattato di un momento importante – ha sottolineato Marta Onali – poiché attività di questo tipo, di solito, non sono sotto gli occhi di tutti. Abbiamo voluto rendere partecipe la cittadinanza per far conoscere un patrimonio che altrimenti rimarrebbe sopito”.
A finanziare interamente il restauro la Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, una presenza che sottolinea la volontà dell’Ente di palazzo Cattani di essere punto di riferimento culturale solido, competente e aperto, come specificato anche dalla presidente Monica Sassi. “Il sostegno al restauro dei busti berniniani e la partecipazione alle grandi mostre del 2026 – ha detto – non sono interventi isolati, ma parte di un disegno strategico che la Fondazione sta portando avanti con grande determinazione. Crediamo – ha proseguito – nel valore della cultura come motore di crescita, identità e prestigio per il nostro territorio”. Per la presidente Sassi, un’occasione per restituire opere importanti alla collettività e inserirle nei circuiti museali più autorevoli, creando occasioni di confronto nazionale. “Tutto questo rafforza il legame tra Foligno e la sua storia – ha precisato –, ma allo stesso tempo proietta la città in un dialogo più ampio, con istituzioni e curatori di primo piano. Siamo orgogliosi di essere accanto alla Diocesi, ai musei e a tutti coloro che, con impegno e professionalità, custodiscono il patrimonio artistico e creano occasioni di conoscenza, e continueremo a farlo con passione”.
Un’occasione che non si limita esclusivamente alla mostra in programma a Roma, ma che si aprirà anche a momenti di approfondimento dedicati allo scultore. “Abbiamo in programma di organizzare – ha concluso Marta Onali – una giornata di approfondimento dedicata a Bernini, ai Barberini, in questo caso a Maffeo, e all’Umbria, per chiarire le dinamiche che hanno permesso la presenza di opere così importanti sul nostro territorio. Oltre all’importante lascito che la presenza di Maffeo, quando era vescovo di Spoleto, ha consentito di avere come contributo alle arti”.


















