“Nel 2025 abbiamo raccolto 92 contatti di donne nuove che si aggiungono alle altre 80 che si erano rivolte a noi l’anno prima”. A parlare è Federica Mastrovalerio, responsabile del Centro antiviolenza di Foligno che, in occasione della mostra “Com’eri vestita?” Inaugurata sabato 7 febbraio a palazzo Candiotti, ha fatto il punto sui casi di violenza di genere in città. “Quello che ci ha colpito di più in quest’ultimo anno – prosegue – è che abbiamo avuto diverse richieste da donne molto giovani. Ragazze – spiega – che già a 18 anni si trovano a dover affrontare situazioni in cui c’è un ragazzo maltrattante che controlla il loro telefono, che indica loro cosa indossare e che limita la loro libertà anche nell’uscire con le amiche e intraprendere una propria realizzazione professionale. Ad essere in aumento tra i giovani – denuncia – anche i casi di ragazze vittime della droga dello stupro”.
Un fronte, quello della violenza di genere, su cui si cerca di agire anche attraverso iniziative di sensibilizzazione ed educazione, anche per sradicare i luoghi comuni che colpevolizzano le vittime. È questo l’obiettivo della mostra “Com’eri vestita?”, l’installazione itinerante del centro antiviolenza di Milano “Cerchi d’acqua”, che dal 7 al 14 febbraio sarà ospitata nelle sale di palazzo Candiotti a Foligno.
In esposizione abiti di donne di tutte le età, anche bambine, che rappresentano simbolicamente quelli indossati durante una violenza. “Attraverso un indumento – sottolineano gli organizzatori – si racconta di violenza, molestie, stupri e abusi subiti da parte di estranei o partner occasionali, ma più frequentemente dal compagno di una vita che non accetta un ‘no’, oppure da una fidata figura familiare, nelle sicure e insospettabili mura domestiche”.

Come sottolineato da Maurita Lombardi, presidente dell’associazione “Liberamente donna”, che gestisce vari centri antiviolenza residenziali e non in Umbria, tra cui quello di Foligno, “nonostante siano stati fatti passi in avanti, tutt’ora si tende a colpevolizzare la donna. E spesso le vittime di violenze sessuali – precisa – riportano non solo un senso di vergogna, ma di colpa anche rispetto all’abbigliamento indossato”. Come se la condotta subita fosse determinata da come ci si presenta agli occhi di un uomo, questo “continua ad essere spesso il motivo per cui le violenze non vengono denunciate: per paura del giudizio sociale”.
“Il messaggio dell’installazione – sottolinea Lombardi – è quello condannare questo tipo di condotte senza se e senza ma. Perché fino a quando ci sarà questo tipo di approccio verrà sempre spostato l’accento sulla donna: su colei che ha subito la violenza e non su chi l’ha agita”.

Uno scenario preoccupante su cui, però, la diffusione dell’educazione e della consapevolezza fanno spazio a uno spiraglio di consolazione. “Uno degli obiettivi del centro antiviolenza è anche quello di sensibilizzare – sottolinea Mastrovalerio –, con iniziative come quelle della mostra itinerante, ma anche con interventi informativi nelle scuole. Da diversi anni, grazie alle insegnanti che ci coinvolgono abbiamo la possibilità di arrivare a ragazzi molto giovani, per parlare con loro di cos’è la violenza, come riconoscerla e di come si instaurano le dinamiche violente”.
Presente all’evento di inaugurazione della mostra anche l’assessore alle Pari opportunità del Comune di Foligno, Elisabetta Ugolinelli, che ha sottolineato come l’Ente abbia accolto con “grande entusiasmo l’iniziativa del centro antiviolenza, a cui siamo vicini in tutti i progetti. Perché riteniamo che sia una struttura fondamentale che affianca le donne in momenti difficili della vita. Molto importante – prosegue – anche il lavoro sulla prevenzione per diffondere la consapevolezza nei giovani per far sì che tali crimini non si verifichino più”.

“Questo è un tema che, purtroppo – è intervenuta la dirigente dei servizi sociali del Comune di Foligno, Sandra Ansuini –, ci coinvolge e torna all’attenzione di tutti ogni giorno. Deve essere fatto un lavoro a più livelli, sui giovani, ma anche sulle diverse figure professionali che lavorano con loro”. Fondamentale quindi l’azione di prevenzione, “ma anche di formazione – prosegue la dirigente – per chi opera nel sociale e nella scuola, per far sì che l’attenzione su questi temi sia sempre alta”.
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