Promettevano ad una vasta platea di investitori elevati guadagni legati all’acquisto di una criptovaluta, pubblicizzata sul web e sui più noti social network, il cui valore – secondo quanto veniva dichiarato – era collegato alle quotazioni dei diamanti e alla commercializzazione dei Big Data. Le indagini coordinate dalla Procura di Spoleto hanno però fatto emergere un’altra verità.
Partiti nel 2022, i lunghi e complessi accertamenti che hanno visto scendere in campo i nuclei speciali di Polizia valutaria di Milano, Roma e Perugia, e dalla Guardia di finanza di Perugia, hanno portato negli scorsi giorni alla richiesta di rinvio a giudizio per 25 persone. Agli indagati, considerati parte di un sistema piramidale ben strutturato, vengono contestati diversi reati che vanno dalla truffa all’abusivismo finanziario e fino ad arrivare all’autoriciclaggio.
Secondo quanto ricostruito dalla struttura guidata dal procuratore Claudio Cicchella, l’attività veniva svolta in assenza delle prescritte autorizzazioni, con le somme di denaro ottenute attraverso le condotte illecite reimpiegate in attività finanziarie e speculative.




















