A Spello riflettori accesi sulle “aree interne”. Sabato 12 settembre il borgo umbro ospiterà il convegno “Restare, abitare, sperare”, dedicato al cammino che la Chiesa e Azione Cattolica stanno compiendo proprio in quelle aree che, nonostante le innumerevoli ricchezze ambientali, culturali e agroalimentari che spesso e volentieri le contraddistinguono, subiscono le conseguenze dello spopolamento e dell’abbandono. E proprio per avviare una proficua riflessione sul futuro di queste comunità che si è deciso di promuovere l’appuntamento in calendario per sabato, a partire dalle 16, a Casa San Girolamo.
Dopo un iniziale momento di preghiera sulla tomba di Carlo Carretto, si darà il via ai lavori, che saranno aperti dal saluto istituzionale del presidente nazionale di Azione Cattolica, Giuseppe Notarstefano, e dal sindaco di Spello, Moreno Landrini. Ad entrare nel vivo del tema saranno, poi, due figure che nel tempo hanno avuto molto a che fare con le aree interne. A cominciare dal vescovo di Foligno e di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, monsignor Felice Accrocca, quando nell’agosto 2025, da pastore della Chiesa di Benevento, promosse insieme a oltre 140 vescovi una lettera aperta indirizzata al Governo e al Parlamento in difesa, appunto, delle aree interne. Accanto a lui il commissario straordinario Guido Castelli, che sta guidando la ricostruzione delle zone più remote dell’Italia Centrale, messe in ginocchio dal sisma del 2016. L’evento spellano sarà, inoltre, l’occasione per ascoltare la testimonianza di Gaetano Gatì, co-fondatore del Centro studi “Giuseppe Gatì” e del Festival “Questa è la mia terra”. Il pomeriggio di incontro, confronto e approfondimento, moderato dal direttore di Dialogo, Enzo Romeo, sarà accompagnato dagli intermezzi musicali del fisarmonicista Diego Trivellini.
“Restare non significa rassegnarsi all’isolamento o subire passivamente il declino, ma scegliere consapevolmente di prendersi cura dei luoghi e delle persone” spiegano dall’organizzazione, che ha analizzato con cura anche le altre due parole chiave contenute nel titolo dell’incontro: abitare e sperare. “Abitare – sottolineano su questo fronte – richiede di ripensare gli spazi comunitari, ricostruendo non solo le pietre ferite dal tempo o dalle calamità naturali, ma anche i legami sociali e le opportunità di lavoro per i giovani. Sperare, infine – concludono -, è l’atteggiamento profetico di chi riconosce in questi territori un laboratorio di innovazione sociale, sostenibilità e fraternità”.




















