“V’invito a darvi un progetto di vita e a perseguirlo con costanza”. Questo uno dei tanti passaggi contenuti nella lettera che il vescovo delle Diocesi di Foligno e di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, monsignor Felice Accrocca, ha rivolto agli studenti che, proprio in questi giorni, stanno vivendo i primi giorni di scuola.
“Da qualche giorno – si legge nella lettera del presule – siete ormai di nuovo sui banchi. Vi scrivo con schiettezza, riprendendo cose che dissi già agli studenti sanniti anni fa, senza dimenticare che la mia vita di studente è andata avanti a fasi alterne: brillante alle elementari e alle medie, in chiaroscuro al liceo, entusiasta all’università”.
Nel messaggio agli alunni il vescovo Felice ha raccontato come lui stesso nel corso degli anni abbia imparato ad apprezzare il valore dello studio, “e questo – ha dichiarato – mi ha aiutato a smaltire le tensioni che l’esercizio del ministero sacerdotale prima e quello (più duro) del ministero episcopale ora portano inevitabilmente con sé”.
Da qui l’invito già anticipato a perseguire con costanza un progetto di vita, “a inseguire ciò che amate – ha sottolineato -, come diceva Collodi, per non essere costretti ad amare quel che troverete. Perché questo si realizzi è necessario che diate il meglio di voi stessi, che vi impegniate nel vostro percorso d’apprendimento e nella vostra formazione, evitando di pensare che poi, alla fin fine, ‘certe cose’ nella vita non serviranno, dal momento che lo studio, quello vero e serio, apre le menti, purifica i cuori, consente di cogliere il nocciolo essenziale delle cose, aiuta a capire e a leggere in profondità il proprio tempo: vi rende, cioè, più ricchi di acume critico, di oggettività; in una parola, meno asservibili e manipolabili”.
Il vescovo Accrocca si è rivolto anche agli studenti più piccoli ai quali ha ricordato la citazione di Papa Giovanni Paolo I su Pinocchio, rammentando “non quello che un giorno marinò la scuola per andare a vedere i burattini; ma quell’altro, il Pinocchio che prese il gusto alla scuola, tanto che durante l’intero anno scolastico, ogni giorno, in classe, fu il primo ad entrare e l’ultimo ad uscire”.




















