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Foligno, il comitato “No al biodigestore” mette nero su bianco le preoccupazioni

Pubblicato il 23 Agosto 2016 10:25 - Modificato il 5 Settembre 2023 19:30

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“No biodigestore a Casone”. E’ questo il grido, ma soprattutto il titolo dell’incontro svoltosi venerdì scorso a Sterpete di Foligno. L’assemblea pubblica è stata promossa dai comitati Ina Casa-Sassovivo e “Legalità e salute” di Sant’Eraclio, insieme al comitato spontaneo dei cittadini. Il tutto con il contributo anche del Wwf. Al centro dell’incontro con i cittadini la volontà di affrontare le problematiche inerenti il progettato impianto biodigestore anaerobico a Casone di Foligno. Le preoccupazioni in merito alla creazione dell’impianto provengono in particolar modo dalla popolazione residente nella frazione di Sterpete e quelle di Sant’Eraclio, Tenne e Trevi, le quali prevedono un peggioramento nella qualità della vita. “Aggiungere un impianto in una zona fortemente compromessa da impianti già esistenti (smaltimento rifiuti indifferenziati, conferimento Fou, depurazione acque) è una scelta che la gente del luogo non accetta” si legge in una nota diramata dai responsabili del comitato “No Biodigestore a Casone”. L’involuzione, secondo la popolazione, si manifesterebbe attraverso una serie di punti che sono stati messi nero su bianco così da rendere palpabile il turbamento di chi si ritroverebbe a vivere a ridosso degli impianti. Oltre alla svalutazione del patrimonio immobiliare, il danneggiamento di queste zone si tradurrebbe in termini di aria che si respira, possibile ulteriore contaminazione delle acque di falda, concentrazione di microparticelle tossiche per la salute e la possibile contaminazione dei terreni dovuta agli agenti patogeni ancora presenti nel digestato. Per gli intervenuti, l’obiettivo è quello di incentivare il compostaggio aerobico. IMPEGNO CIVILE – Sulla questione è intervenuta anche Stefania Filipponi, capogruppo in consiglio comunale di Impegno Civile. Presentata una interrogazione, nella quale viene chiesto di motivare la scelta della realizzazione di un biodigestore, quando “nel 1997 – scrive la Filipponi – il consiglio comunale votò contrariamente”. La stessa poi vuole sapere anche perché l’attuale progetto non è stato mai partecipato con i cittadini. Un cammino che ha portato, dopo il percorso svolto da Vus e Ati3 insieme ad Asja Spa al via libera da parte del consiglio comunale nel settembre 2015 grazie ai voti della maggioranza. E’ per questo ed altre motivazioni che l’esponente di Impegno civile chiede “in base a quale determinazioni del consiglio comunale” sono state prese due diverse decisioni nel giro di diciotto anni e come intende l’amministrazione comunale superare i vincoli del Prg e di Pai. Stefania Filipponi vuole anche conoscere i pareri di Arpa e Usl, oltre a quanto ammonterà la maggiorazione della tariffa che che graverà sull’utenza.

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