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Matrimoni religiosi, aumentano le richieste di annullamento

Pubblicato il 20 Febbraio 2017 15:19 - Modificato il 5 Settembre 2023 18:03

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E’ stato ufficialmente inaugurato il nuovo anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico dell’Umbria. Lunedì mattina l’apertura dell’incontro è stata affidata al cardinale della diocesi di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti, nel doppio ruolo di moderatore del Tribunale. Dopo tre anni di stabilità, sono aumentate le cause introdotte nel 2016, arrivate a 110. Nel 2013 furono 103, mentre nel 2014 e nel 2015 sono state rispettivamente 104 e 103. Scendono invece le cause espletate: 121 nel 2016 contro le 126 dell’anno precedente, di cui 115 con esito affermativo. Sempre per quanto riguarda i dati statistici, i matrimoni per cui si chiede l’annullamento sono sempre più quelli lunghi. Sono infatti state 44 le richieste per quelli che duravano dai 10 anni in su, seguiti da 31 matrimoni che duravano da 5 a 10 anni. Sono soprattutto le donne ad avanzare la richiesta di nullità e, rispetto all’età, prevalgono i quarantenni (58 casi). Gli annullamenti più frequenti arrivano da Perugia, in testa con 48, poi a seguire Terni con 26. Foligno scende a quota 5. Sei in più invece per l’archidiocesi di Spoleto-Norcia, anche se in questo caso si registra una diminuzione rispetto all’anno precedente. “Purtroppo ancora circolano notizie menzognere riguardo ai costi delle cause per ottenere le dichiarazione di nullità matrimoniale – ha sottolineato padre Cristoforo Pawlik, vicario giudiziale del Tribunale -. Per questo – ha proseguito – tante persone sono scoraggiate e hanno difficoltà e diffidenza ad accostarsi al Tribunale Ecclesiastico”. Inoltre, padre Pawlik ha rilevato che “oltre alla breve durata del processo di nullità è raggiunta anche una rapida stesura della sentenza a conferma che si è tenuto a dare risposte puntuali alle domande”. Il vicario giudiziale ha anche evidenziato che “dobbiamo ancora migliorare i tempi delle perizie per evitare un protrarsi delle cause oltre i tempi canonici”. Per il cardinale, più che il matrimonio, ad essere in crisi “è la famiglia o la società in generale, perché tutto è basato sull’uso e consumo e non si riesce a superare il primo conflitto”.

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