15.1 C
Foligno
martedì, Maggio 12, 2026
HomeAttualitàCovid, l’Umbria si conferma la regione con la più alta occupazione di...

Covid, l’Umbria si conferma la regione con la più alta occupazione di posti letto

Pubblicato il 14 Luglio 2022 09:27 - Modificato il 5 Settembre 2023 10:52

Tienimi informato

Rimani sempre aggiornato sui fatti del giorno

Ultimi articoli

Ottantennale della Quintana, ci siamo: si parte il 16 maggio

Il prossimo sabato i dieci binomi scenderanno nell'otto di gara per le prove ufficiali prima della Giostra straordinaria. Il 27 maggio la celebrazione degli ottanta anni all'auditorium "San Domenico": premiate 80 personalità che hanno fatto la storia della Giostra

Raccolta straordinaria del verde: ecco il calendario dei conferimenti

I cittadini potranno smaltire erba, potature e ramaglie ogni sabato dal 16 maggio al 6 giugno. Il servizio sarà attivo in numerose zone della città da viale Roma, a viale Firenze, a Maceratola, fino a Scafali e non solo

Edilizia residenziale, dalla Regione fondi per riqualificare 77 alloggi a Foligno

Ad annunciarlo l'assessore alle Politiche abitative, Fabio Barcaioli, che ha spiegato come gli interventi saranno parte del Piano casa per l'Umbria da 20 milioni di euro, che è in fase di definizione. "Cambio di passo netto rispetto agli scorsi anni"

L’Umbria si conferma la regione italiana con la più alta percentuale di posti letto Covid occupati. Una conferma che porta anche questa volta la firma della Fondazione Gimbe. Secondo il monitoraggio effettuato nella settimana tra il 6 e il 12 luglio, nel Cuore verde d’Italia si è raggiunto il 40% dei ricoveri in area medica e il 9,3% di quelli in area critica. I dati più bassi, invece, li fanno registrare il Piemonte con un’occupazione dei posti letto ordinari del 7,8% e la Basilicata dove la percentuale di pazienti in intensiva è pari allo zero. A livello nazionale le percentuali sono rispettivamente del 15,1% e del 4,1%. 

Passando, invece, al fronte contagi, seppur si registri un aumento dei nuovi casi settimanali, si tratta – secondo quanto dichiarato dal presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta, “del valore più basso da quando, a metà giugno, si è avuta l’inversione della curva”. In Italia l’incidenza risulta di 2.280 casi su 100mila abitanti con una variazione del 14,8%. In Umbria, invece, nell’ultima settimana di nuovi positivi ne sono stati riscontrati 2.485 su 100mila abitanti. In questo caso la variazione è stata del 20,7%. L’incremento percentuale dei nuovi casi, comunque, sta interessando tutte le regioni, fatta eccezione per la Lombardia che segna un -6,2%. Per quanto riguarda le province, invece, sono 8 quelle in cui si rileva una diminuzione dei nuovi casi, mentre le altre 99 registrano un aumento. In tutte, comunque, si superano i 500 contagi per 100mila abitanti. In 62 si va oltre la soglia dei 1000 positivi. È il caso sia di Perugia che di Terni. Nel capoluogo di regione, infatti, l’incidenza si attesta a 1.407 casi su 100mila abitanti, in crescita del 21%; a Terni, invece, i numeri parlano di 1.138 positivi su 100mila abitanti con un incremento del 21,6%. 

In crescita anche le reinfezioni. Secondo l’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità, nel periodo che va dal 24 agosto 2021 al 6 luglio scorso in tutta Italia se ne sono avute 654mila, pari al 4,6% del totale dei casi. Nella settimana tra il 29 giugno e il 6 luglio l’incidenza è stata del 10,8%, in aumento dunque rispetto ai sette giorni precedenti, quando era stata del 9,6%.

Più contagi individuati, ma anche più test processati. Dal 29 giugno al 5 luglio, infatti, c’è stato un aumento del 17%. Entrando nel dettaglio, gli antigienici sono cresciuti del 19,4%, i molecolari del 4,4%.

Infine, il capitolo vaccini. In Umbria la popolazione che non si è ancora sottoposta a vaccinazione rappresenta il 6,2%, al netto dei guariti. A livello nazionale, invece, si attesta al 7,3%. Nella fascia 5-11 anni coperto il 35,5% rispetto al 34,9% dell’Italia. Per quanto riguarda le terze dosi, nel Cuore verde d’Italia resta fuori ancora un 8,7% della popolazione contro l’11,2% del dato nazionale; mentre è del 59,3% il dato relativo alle quarte dosi nei soggetti immunocompromessi. In Italia la percentuale è del 47,8%.

Articoli correlati