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Campo rom di Sant’Eraclio: dopo lo sgombero scatta l’inchiesta

Pubblicato il 12 Dicembre 2019 10:59 - Modificato il 5 Settembre 2023 14:17

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Si dice convinto del proprio operato l’ex sindaco di Foligno, Nando Mismetti, indagato per la vicenda dello sgombero del campo rom di Sant’Eraclio. L’accusa ipotizzata dalla Procura di Spoleto è di omissione di soccorso nei confronti delle famiglie sinti che vivevano all’interno delle costruzioni risultate abusive a seguito dei controlli degli uffici comunali e demolite con un’ordinanza firmata dallo stesso Mismetti. Demolizione avvenuta lo scorso marzo e della quale l’ex primo cittadino folignate torna a parlare oggi.

“Non solo abbiamo fatto quello che la legge dice quando c’è un abuso edilizio che, va detto, vale per tutti e che prevede procedimenti d’ufficio e non politici – ha commentato -, ma contemporaneamente  abbiamo anche fatto in modo che i nostri servizi ed uffici, in particolare i servizi sociali, lavorassero per trovare soluzioni alternative. Cosa che non è stata possibile fare – ha detto – perché da parte degli interlocutori non c’è stato l’ok alle soluzioni proposte”.

Tornando alle vicende che erano culminate nella demolizione delle strutture abusive, Nando Mismetti ricorda come i sopralluoghi avessero preso il via a seguito di alcuni esposti presentati dai cittadini. Da lì era emersa la natura abusiva degli immobili. Il mancato rispetto delle disposizioni previste dall’ordinanza emessa dall’allora sindaco da parte delle famiglie sinti di via Londra aveva quindi dato il là per un intervento diretto con il passaggio in consiglio comunale. “Abbiamo sempre informato e coinvolto il comitato di sicurezza provinciale e quindi il prefetto e le forze dell’ordine – ha quindi sottolineato Mismetti – così come abbiamo cercato soluzione alternative, ma solo una delle famiglie coinvolte ha accettato l’assegnazione di un alloggio popolare”.

Ma l’ex sindaco folignate non è l’unico indagato. Ad essere iscritti nell’apposito registro anche gli allora consiglieri regionali in quota Lega, Valerio Mancini ed Emanuele Fiorini. Per i quali il reato ipotizzato, però, è di discriminazione razziale. Il riferimento è alla mozione che i due esponenti leghisti avevano presentato alla giunta Marini con la quale chiedevano un censimento dei campi rom in Umbria, la chiusura di quelli irregolari, la distinzione tra rom, sinti e camminanti presenti in quelli regolari e la verifica della frequenza scolastica obbligatoria dei minori. “Dopo un periodo di riflessione, dopo aver capito che al vecchio-nuovo sistema non sono simpatico – ha scritto a questo proposito Emanele Fiorini sui social -, oggi amici vi comunico formalmente che sono anche indagato. Che strano paese è l’Italia e la nostra amata Umbria!”. 

Maria Tripepi
Maria Tripepi
Giornalista professionista - Direttore di Radio Gente Umbra e della Gazzetta di Foligno

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