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Lascia il Senegal in cerca di una vita migliore: la storia di Sidy Lo “folignate d’adozione”

Pubblicato il 14 Novembre 2019 12:57 - Modificato il 5 Settembre 2023 14:23

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Un viaggio iniziato in Senegal nel 2012 e conclusosi in Italia, a Messina, nel 2016. Nel mezzo giorni, mesi e anni trascorsi tra sofferenze fisiche ed emotive a cui hanno fatto da sfondo la Mauritania e il Marocco, l’Algeria e la Libia. Uno spaccato di vita che il protagonista, il 36enne Sidy Lo, accolto a Foligno dall’Arca del Mediterraneo dopo l’arrivo in Sicilia, ha voluto raccontare all’interno di un libro.

“Io immigrato clandestino” (Bertoni Editore), questo il titolo dell’opera che il senegalese presenterà domani, venerdì 15 novembre, alle 17.30 nella città della Quintana. A fare da sfondo all’evento sarà la sede dell’Arca, braccio operativo della Caritas diocesana, che si trova in via San Giovanni dell’Acqua. Promosso dall’Ufficio pastorale della diocesi, in collaborazione oltre che con la stessa Arca anche con le associazioni FulgineaMente e Casa dei Popoli e con Bertoni Editore, l’iniziativa ha l’obiettivo di svegliare le coscienze dell’intera comunità, attraverso la storia di un 36enne costretto a lasciare il proprio Paese alla ricerca di un futuro migliore altrove. Sarà, dunque, lo stesso Sidy Lo a raccontare il lungo viaggio che lo ha portato in Italia, accompagnato in questo percorso dall’esperto di cinema e letteratura, Roberto Lazzerini, chiamato a moderare l’incontro con il pubblico.

“Sarà un’occasione per la città – spiegano gli organizzatori – per abbattere quel muro di diffidenza che sempre più spesso viene eretto di fronte a tutti quegli uomini e quelle donne, quei ragazzi e quei bambini costretti a scappare dai loro Paesi e a costruirsi un futuro più roseo lontani dalle terre che gli hanno dato i natali. Un’opportunità – proseguono – per conoscere da vicino la sofferenza dell’altro, di chi lascia la propria casa, la propria famiglia e la propria terra per non morire. La possibilità – concludono i promotori dell’iniziativa – di tendergli la mano per aiutarlo a riappropriarsi di quella dignità che la guerra gli ha tolto”.

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