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Foligno, Franco Cecchini interpreta Calamita Cosmica nella mostra “L’oggetto vivente”

Pubblicato il 21 Novembre 2018 11:57 - Modificato il 5 Settembre 2023 15:27

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S’intitola “L’oggetto vivente” ed è l’omaggio fotografico che Franco Cecchini ha voluto fare al grande capolavoro di Gino De Dominicis, quella “Calamita Cosmica” che la città di Foligno, grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio, custodisce gelosamente all’interno dell’ex Chiesa della Santissima Trinità in Annunziata.

Visitabile fino al 6 gennaio prossimo, l’esposizione con gli scatti di Franco Cecchini è stata allestita negli spazi del Centro italiano di arte contemporanea di via del Campanile. Curata da Italo Tomassoni, la mostra raccoglie più di 40 fotografie in grande formato, realizzate da Cecchini che interpretano l’opera Calamita Cosmica, considerata una delle più importanti testimonianze della scultura italiana del Ventesimo secolo. Due le sequenze di foto di cui si compone: una in interior con scatti attorno alla Calamita Cosmica nella sua sede stabile; e la seconda in exterior con scatti dell’opera esposta al Forte Belvedere di Firenze.

“Le fotografie – spiega Tomassoni nella sua critica – illustrano, nella loro sequenza, una strategia di avvicinamento. Esse – prosegue – aprono più finestre sui punti di vista, tentano di penetrare il mistero, la terribilità, il silenzio di un fossile antidiluviano che precede la storia e i suoi movimenti”.

Nato nel 1979, Franco Cecchini ha il suo primo contatto con lo “scheletrone” nel 2005 ad Ancona, nella Corte interna della Mole Vanvitelliana. L’incontro si rinnova a Roma nel 2010 all’ingresso del MAXXI, che proprio in quell’anno inaugura un’importante mostra dedicata proprio a De Dominicis. Da allora quello scheletro bianco è diventato per Franco Cecchini una “calamita” per gli occhi, il cervello e l’anima.

 “È difficile sfuggire al fascino che si sprigiona dall’opera di Gino de Dominicis  – dichiara al riguardo Italo Tomassoni -,  rarissima prova di sapienza scultorea che attrae irresistibilmente l’immaginario.  Mobilitando l’emotività e la coscienza non meno che l’occhio. Inevitabile che, davanti ad essa, la memoria – conclude – chiami in aiuto la macchina fotografica”.

Ad attendere il pubblico un percorso attorno, dentro, attraverso e oltre la scultura, in un racconto che ha un inizio, uno sviluppo e una fine.

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