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Tumore alla prostata per un paziente con trapianto renale: intervento riuscito

Pubblicato il 18 Settembre 2018 13:56 - Modificato il 5 Settembre 2023 15:40

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E’ stato da poche ore dimesso, in buone condizioni di salute, un paziente di 62 anni sottoposto al “San Matteo degli infermi” di Spoleto ad un intervento di prostatectomia radicale robotica per un tumore della prostata. Intervento reso ancor più delicato vista la situazione clinica pregressa dell’uomo, al quale in passato era stato trapiantato un rene per insufficienza renale cronica. “Come in tutti i casi di trapianto renale – spiega il direttore della struttura complessa di Urologia, il dottor Luigi Mearini che ha eseguito il complesso intervento chirurgico – il rene viene alloggiato nella parte bassa dell’addome, riceve l’apporto vascolare dai grossi vasi dell’arto inferiore e scarica le urine prodotte grazie all’uretere, che viene reinserito nella vescica nativa”. Tutto questo comporta una vicinanza notevole dell’organo alla vescica ed alla prostata, che si trova immediatamente al di sotto. In questi casi specifici, l’intervento chirurgico di prostatectomia radicale è particolarmente complesso, per la necessità di essere ‘radicali’ dal punto di vista oncologico ma contemporaneamente di salvaguardare l’organo trapiantato, in particolare l’uretere che giace poco al di sopra della prostata stessa. “Inoltre – prosegue il dottor Mearini – l’intervento chirurgico presenta ulteriori difficoltà tecniche legate alla terapia immunosoppressiva, che può determinare di per sé un rischio maggiore di complicanze”. Nell’intervento, il dottor Mearini è stato coadiuvato dal dottor Carlo Vivacqua, grazie al nuovo Robot DaVinci in dotazione nelle sale operatorie di Spoleto. L’operazione è durata circa quattro ore ed ha visto coinvolte numerose figure professionali, proprio per la complessità del quadro clinico: dall’équipe anestesiologica del dottor Giulio Tazza ai sanitari della Rianimazione, in particolare la dottoressa Alice Taddei che ha partecipato all’intervento chirurgico; dall’équipe nefrologica della dottoressa Paola Santirosi che ha monitorato la funzione renale del paziente a medici ed infermieri del “San Matteo degli Infermi” che hanno consentito di ottenere questo brillante risultato.

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