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Foligno, l’odissea dei pazienti con la Peg: “Situazione inaccettabile”

Pubblicato il 6 Aprile 2018 16:46

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Si chiama Gastrostomia endoscopica percutanea, abbreviata in Peg, ed è una tecnica di nutrizione enterale, che prevede cioè la somministrazione di alimenti attraverso una sonda direttamente collegata all’apparato digerente. Tecnica che viene utilizzata in tutti quei soggetti che non riescono a nutrirsi per via orale e che di fatto sostituisce il meno tollerato sondino naso-gastrico. Una novantina nel complesso le persone che, nel Folignate, hanno dovuto farvi ricorso, non senza qualche problema però. Come denunciato dai familiari di alcuni pazienti, infatti, il percorso che porta all’inserimento della Peg sarebbe accidentato e la sua manutenzione non delle più semplici. A farsi portavoce delle istanze di quello che spiegano essere un problema di molti sono Stefania Filipponi, nota anche per il suo impegno politico cittadino, Rita Santini e Vincenza Cruciani, due trevane che da anni ormai fanno la spola tra casa e ospedale per risolvere i problemi dei loro cari. Il più stringente è legato alla scarsa resistenza della Peg che con fin troppa facilità – hanno detto – si stacca o si rompe, rendendo necessario il trasporto del paziente al pronto soccorso per il suo ripristino. Progettata per rimanere impiantata tre mesi, prima della sostituzione obbligatoria, infatti, nella realtà avrebbe una resistenza molto più bassa. Al punto che ci sarebbe stato anche chi è dovuto ricorrere all’intervento dei sanitari ben quattro volte in una settimana. Contestata inoltre la scelta dell’Usl Umbria 2 che avrebbe optato per Peg della durata di tre mesi, quando sul mercato esisterebbero presidi da sei mesi come quelli utilizzati dall’Usl Umbria 1. Risolto, invece, il problema della sostituzione. Mentre prima, infatti, ogni sostituzione trimestrale andava effettuata in ospedale, dallo scorso marzo – complice anche le sollecitazioni inviate da Stefania Filipponi all’indirizzo dei vertici dell’Usl Umbria 2 – ora invece il cambio avviene con l’invio di personale dell’ospedale a casa, anche se – da quanto spiegato – la competenza sarebbe del servizio territoriale. Per una questione risolta, però, ne rimangono altre aperte. Oltre alle Peg definite “difettose”, infatti, i pazienti che vivono nel Folignate e devono impiantare il presidio o fare la prima sostituzione – che avviene dopo un anno – non possono fare riferimento al San Giovanni Battista dal momento che la convenzione sarebbe con il San Matteo degli Infermi. Situazione definita “inaccettabile”, anche perché, come sottolineato da Stefania Filipponi, si tratta di “soggetti deboli” che, costretti ad andare a Spoleto, vengono esposti e sottoposti ad un forte stress. Ultima questione toccata e denunciata le lunghe liste d’attesa nel momento in cui occorre fare la prima sostituzione di Peg che, come detto, avviene dopo un anno e necessariamente in ospedale. 

Maria Tripepi
Maria Tripepi
Giornalista professionista - Direttore di Radio Gente Umbra e della Gazzetta di Foligno

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