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Foligno, gli abitanti di Cave ricorrono alla vigilanza privata: “Paghiamo per dormire tranquilli”

Pubblicato il 5 Aprile 2018 11:35

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Stanchi di vivere con la paura di rientrare a casa e ritrovarla a soqquadro o peggio ancora di scontrarsi faccia a faccia con i ladri, alla fine gli abitanti della frazione folignate di Cave hanno ceduto. E così, quella che fino a qualche mese fa era solo una proposta in fase di valutazione, anche economica, ora invece è realtà. Per vivere serenamente e dormire sonni tranquilli, infatti, i residenti di quella zona hanno deciso di rivolgersi ad un istituto privato di vigilanza. Una quarantina, nel complesso, le famiglie di Cave che dallo scorso gennaio si sono fatte carico di quella che viene definita una spesa non di poco conto. Circa 360 euro quelli investiti annualmente da ciascun nucleo familiare per avere quotidianamente un pattugliamento notturno che scatta alle 22 per poi concludersi alle 6 del mattino. Otto ore durante le quali i vigilanti battono in lungo e in largo tutto il territorio di competenza, scongiurando quella che è la paura più grande dei residenti, di ritrovarsi cioè i ladri in casa in piena notte quando tutti dormono. La vigilanza notturna non può però scongiurare, come denuncia qualcuno, il rischio di “colpi” durante le ore diurne, soprattutto nel periodo invernale quando già nelle ore pomeridiane, complice il buio, i ladri tentano di introdursi all’interno delle abitazioni. Un fenomeno quello lamentato dagli abitanti di Cave che, secondo quanto reso noto, sarebbe condiviso anche dai residenti di altre zone, come quelle di Maceratola, Borroni e Budino. Ecco perché i cittadini chiamano in causa l’amministrazione comunale, chiedendo più sicurezza. “Il controllo del vicinato? – chiede retoricamente un abitante – Solo un palliativo, perché lavorando tutto il giorno – spiega – non abbiamo né il tempo né il modo di monitorare la situazione e segnalare situazioni sospette. La maggior parte della gente che sta in casa tutto il giorno è anziana e poi nelle periferie come le nostre, in cui tantissima gente viene a passeggiare o a correre, diventa ancora più difficile controllare il continuo via vai di persone”. Anche perché i cittadini di Cave, ad esempio, il loro “controllo di vicinato” lo hanno attivato già da molto tempo, creando un’apposita chat di WhatsApp attraverso cui segnalare situazioni sospette, “ma i limiti – spiegano – ci sono”. Ecco perché il ricorso alla vigilanza privata. “Anche se – ribadiscono – a garantire la nostra sicurezza ci dovrebbero pensare le istituzioni. O quantomeno – concludono – se dobbiamo essere noi a pagare dei vigilanti, si trovasse un modo perché queste spese non gravino sulle nostre spalle, magari pensando a qualche formula tipo sgravio fiscale”.

Maria Tripepi
Maria Tripepi
Giornalista professionista - Direttore di Radio Gente Umbra e della Gazzetta di Foligno

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