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Avis, bene l’Umbria ma situazione difficile nell’Area Vasta

Pubblicato il 20 Aprile 2015 16:18 - Modificato il 6 Settembre 2023 00:23

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Quasi 32mila donatori, pari ad un più 0,7 per cento, e oltre 43mila donazioni di sangue, ossia l’1,42 per cento in più rispetto al 2013. Sono questi i numeri fatti registrare in Umbria nell’ultimo anno. Il Cuore verde d’Italia si conferma così tra i fiori all’occhiello dello Stivale, con percentuali tra le più alte anche se non abbastanza da garantirne ancora l’autosufficienza. A fare la parte del leone, con un incremento notevole di donazioni, sembrerebbe esser stata nell’ultimo anno la provincia di Terni, mentre in quella perugina le percentuali sarebbero aumentate solo leggermente. LA SITUAZIONE NELLA VALLE UMBRA – Analizzando la situazione nella Valle Umbra, e quindi nei comprensori di Foligno e Spoleto, il quadro non sembra essere dei migliori. Dei nove Comuni censiti, solo in quattro il trend registrato sarebbe positivo. Si tratta di Montefalco, Gualdo Cattaneo, Cannara e Spello, con la Spledidissima Colonia Julia che ha fatto registrare il picco più alto degli ultimi cinque anni. La maglia nera per questo 2014, rispetto ai risultati conseguiti nel 2013, va invece alle città di Foligno, Spoleto, Bevagna, Trevi e Nocera Umbra. Per la città della Quinatana, per quella del Festival e per il Comune di Nocera si tratta del dato più basso registrato dal 2010 ad oggi. L’ASSEMBLEA REGIONALE – Intanto domenica 19 aprile, a Santa Maria degli Angeli, si è tenuta l’assemblea regionale dell’Avis. Presenti i delegati ed i presidenti delle 66 sedi dislocate in tutto il territorio umbro. Nel corso dell’incontro si è fatto il punto della situazione in attesa del nuovo piano regionale sangue e plasma. IL PRESIDENTE MAGARA – “Le criticità emerse – ha spiegato il presidente dell’Avis regionale dell’Umbria, Giovanni Magara – non riguardano l’effettiva disponibilità di donatori quanto piuttosto un andamento altalenante delle donazioni, per cui in alcuni periodi dell’anno si va in sofferenza. Dobbiamo essere in grado – ha proseguito – di raccogliere le sfide che oggi il mutamento del mondo sanitario ci pone davanti e ottimizzare le nostre attività”. L’obiettivo dell’Avis è infatti quello di coordinare i suoi associati al fine di massimizzare le donazioni di sangue e dei suoi componenti. “Occorre riordinare il metodo organizzativo della donazione e della chiamata – ha quindi sottolineato il presidente Magara –. I soci non possono donare in modo del tutto autonomo e spontaneo e la chiamata deve rispondere alle effettive esigenze della sanità e quindi dei nostri malati, che sono – ha concluso – la parte più debole della società”.  

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