Foligno si prepara ad ospitare una mostra che scava nel cuore della memoria politica e collettiva. “Interregnum” di Adrian Paci, artista albanese di fama internazionale, aprirà i battenti il 16 febbraio nell’ex chiesa della Santissima Trinità in Annunziata. Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno e curata da Italo Tomassoni, l’esposizione indaga i meccanismi con cui i regimi politici del Novecento hanno costruito un immaginario del passato attraverso cerimonie e rappresentazioni.
Al centro del percorso espositivo c’è un’opera video del 2017, vero fulcro della mostra. Paci monta materiali d’archivio e filmati televisivi ufficiali da Albania, Cina, Corea del Nord, Unione Sovietica e Jugoslavia, componendo una scenografia del lutto collettivo. Immagini di bare vuote, folle in lutto e gesti codificati, tra gli anni Venti e Ottanta del 1900, in cui si evocano le morti dei leader comunisti, eliminando però ogni riferimento diretto ai defunti. Rimane solo il popolo, con i suoi gesti ripetuti che oscillano tra emozione individuale e messa in scena di potere.

Nato a Scutari in Albania, nel 1969, Paci ha vissuto in prima persona il crollo del regime di Enver Hoxha, ma “Interregnum” trascende la biografia personale, per interrogare il ruolo dei media nella memoria condivisa, come sottolinea Richard Bikett nel saggio che accompagna la mostra: “‘Interregnum’ mette in luce l’uso politico della memoria e il ruolo della tecnica nella selezione, conservazione e trasmissione del passato”.
Il curatore Italo Tomassoni, nel catalogo, offre una lettura profonda sull’energia vitale della memoria: “Dietro a quei reperti liturgici spinge infatti una energia primordiale e trasfigurante che dà senso alla vita. Questa energia è la memoria. Che non agisce come replica o nostalgia, ma problematizza i giacimenti dell’archeologia individuale del sapere fino a toccare la circolarità di una cosmologia totale che progetta, oltre la contingenza e sulle rovine degli anni e dei mondi, la storia collettiva di un futuro che fa tesoro di ciò che ricorda”.

Attraverso la sottrazione delle voci che sono ridotte a un brusio indistinto, Paci accentua la performatività del lutto, trasformando i corpi in veicoli di memoria. Un’opera attuale, che dialoga con Gramsci e Stiegler sull'”interregno” come spazio di crisi, e illumina l’oggi, dall’ascesa dei populismi al capitalismo cognitivo, fino ai passati fittizi della società digitale.
L’inaugurazione è fissata per lunedì 16 febbraio, alle 17.30, con il taglio del nastro, seguito alle 18 da un confronto tra Tomassoni e Paci, che attraverserà l’ampio corpus dell’artista. La mostra sarà visitabile fino al 16 aprile prossimo dal giovedì alla domenica dalle 10.30 alle 13 e dalle 15.30 alle 18.


















