La Regione modifica la legge sulle aree idonee dopo l’impugnativa del Governo. “Abbiamo fatto una modifica in tempi record – ha sottolineato l’assessore regionale all’Ambiente, Thomas De Luca – per consegnare regole certe nella semplificazione della realizzazione degli impianti. Un’accelerazione segnata dalla volontà di dare risposte concrete alla crisi energetica in atto”. Un provvedimento che secondo l’assessore è il segno che “per una volta la politica è riuscita a stare al passo con la realtà”.
Nello specifico, l’assemblea legislativa ha approvato le modifiche alla legge regionale “Misure urgenti per la transizione energetica e la tutela del paesaggio umbro”, entrata in vigore il 18 ottobre scorso, adeguandola al nuovo quadro normativo nazionale, definito dai nuovi articoli al decreto legislativo 190/2024, e agli impegni presi con il Governo nazionale.
Infatti, lo scorso dicembre – lo ricordiamo –, qualche mese dopo l’approvazione del disegno di legge regionale, il Governo aveva impugnato davanti alla Corte costituzionale il provvedimento, poiché contestava a priori l’individuazione delle aree non idonee.
La modifica approvata in questi giorni dall’assemblea legislativa risponde, innanzitutto, all’esigenza di adeguare il quadro a quanto disposto a livello statale per effetto dell’entrata in vigore delle novità apportate al decreto legislativo 190/2024, relativamente alle regole da seguire per la produzione di energia da fonti rinnovabili.
“Abbiamo tenuto fede agli impegni assunti dalla presidente Stefania Proietti con il Governo – ha spiegato De Luca –, nello spirito di leale collaborazione, a seguito dell’interlocuzione con i Ministeri competenti. Mentre siamo rimasti assolutamente fermi sulle aree non idonee. Non possiamo in alcun modo accettare che il nostro territorio sia oggetto di una predazione senza alcuna pianificazione”.
La Regione sottolinea, inoltre, come relativamente alle aree idonee viene fatto riferimento al decreto del Ministro dello sviluppo economico del 10 settembre 2010 ancora vigente che le delinea. Ad essere chiarito anche il fatto che la classificazione non origina un divieto assoluto di installazione. In queste aree, piuttosto, gli obiettivi di protezione rendono molto probabile un esito negativo in sede di valutazione. Ad essere modificato e rivisto è quindi il precedente “principio di prevalenza di idoneità” alla luce delle nuove disposizioni statali e dei rilievi posti dal Governo.
Nello specifico, il regime semplificato previsto per le aree idonee verrà applicato solo qualora l’impianto da fonti rinnovabili ricada interamente all’interno delle aree idonee individuate dalla Regione Umbria. Ulteriori modifiche sono quindi il risultato delle verifiche messe in atto dai Ministeri, in sede di esame della legittimità costituzionale, rispetto alle quali la Regione si è resa disponibile a recepire.
“Nello spirito di leale collaborazione che contraddistingue questa amministrazione – ha precisato l’assessore regionale all’Ambiente – abbiamo lavorato per adeguare il testo regionale al mutato quadro normativo nazionale a seguito del decreto transizione 5.0”. Nonostante ciò, la posizione della Regione resta ferma: “La transizione energetica per l’Umbria è quella che mira all’autonomia energetica senza abdicare al governo del territorio e al contempo tutelando il nostro patrimonio paesaggistico da grandi impianti sovradimensionati e da rischi di speculazione”.
L’Umbria, infatti, è stata “la prima regione – ha proseguito – a definire idonee le aree per progetti a servizio delle Cer (Comunità energetiche rinnovabili, ndr), perché crediamo che autoprodursi energia sia un diritto dei cittadini e delle imprese locali, non un terreno di conquista”.
In parole povere le modifiche approvate dall’assemblea legislativa circoscrivono con precisione le “ulteriori aree idonee” individuate dalla Regione Umbria. “Con questo atto – ha precisato De Luca – vogliamo superare l’incertezza normativa che rischiava di bloccare i piccoli progetti destinati al tessuto economico regionale”.
Un adeguamento ai rilievi ministeriali che però non intacca la visione dell’amministrazione regionale, come sottolineato dall’assessore all’Ambiente, che punta a “una transizione energetica democratica, diffusa e governata dalle istituzioni locali, capace di conciliare la produzione di energia pulita con la difesa identitaria del Cuore verde d’Italia”.




















